mercoledì 18 gennaio 2023

Ernest e Celestine e l'avventura delle sette note: una fiaba ad acquarelli

 Dieci anni fa, nel dicembre del 2012, uscì per la prima volta al cinema un adattamento (di Daniel Pennac, con la regia dei belgi Stéphane Aubier, Vincent Patar e del francese Benjamin Renner) dei personaggi di Ernest e Celestine, protagonisti delle storie per bambini dell'illustratrice Gabrielle Vincent, le cui tavole sono dipinte ad acquerello e hanno una grazia straordinaria. Il film fu candidato anche agli Oscar del 2014 come miglior film d'animazione, ma vinse Frozen. Successivamente fu realizzata una serie animata di 26 episodi, trasmessa in Francia nel 2017, per la regia di Julien Chheng e Jean-Christophe Roger, che hanno realizzato anche il sequel uscito nelle sale italiane il 22 dicembre scorso, Ernest e Celestine - L'avventura delle 7 note. In questo secondo capitolo della storia tornano al doppiaggio Claudio Bisio e Alba Rohrwacher, di nuovo nei panni dell'orso e della topolina.


La storia prende le mosse dal risveglio dell'orso Ernest, che abita con la sua amica Celestine, dal letargo, ritrovandosi affamato ma senza cibo né soldi per acquistarlo. La topolina Celestine corre dunque a prendere al piano di sopra il violino (un prezioso Stradivorso) di Ernest, affinché possano andare a esibirsi in strada per guadagnare qualcosa. Scendendo, però, inciampa nella pantofola che ha perso Ernest e ruzzola dalle scale, senza farsi male, ma distruggendo il violino. La topina si scusa e domanda se sia possibile ripararlo e un arrabbiatissimo Ernest le risponde che solo nella sua terra di origine, l'Ostrogallia, dove perennemente gli abitanti suonano musica, vive il liutaio che può aggiustarlo, ma che non intende tornarci mai più. "Così è e sempre sarà" le dice l'orso, citando il motto della sua gente, che si riferisce anche alle tradizioni che resistono immutate in Ostrogallia, come quella che vuole che i figli svolgano sempre il lavoro dei genitori. Celestine insiste, ma non gli fa cambiare idea e, mentre l'orso cade in depressione per la perdita dello strumento, la topolina studia il modo per raggiungere l'Ostrogallia da sola e parte di nascosto, portando con sé lo Stradivorso. Quando Ernest se ne accorge, la raggiunge e i due arrivano infine nel paese natale di Ernest, che è molto diverso da come lo ricordava: è infatti diventato proibito suonare qualsiasi nota diversa dal Do e la polizia arresta chiunque infranga la norma. Sconvolto da questa novità, che lo riguarda da più vicino di quanto non sappia, Ernest, insieme a Celestine, si unisce alla resistenza musicale.

La storia è molto simpatica e consente agli autori di rappresentare anche temi piuttosto complessi per un pubblico infantile. L'Ostrogallia che trovano i protagonisti al loro arrivo è infatti dipinta (è il caso di dirlo) come un paese grigio in cui è stata instaurata una dittatura: una legge iniqua, che sottrae una libertà preziosa e, per gli orsi, essenziale (chiara metafora di libertà fondamentali come quella di espressione) e la cui trasgressione è duramente perseguita, giungendo a gettare acqua sugli uccellini che cinguettano; una situazione tanto ostile da essere insorta una resistenza vera e propria, con paladini mascherati e alcove carbonare in cui riunirsi segretamente per fare e ascoltare musica; un'altra libertà, quella di scelta, di autoaffermazione, vittima dalle consuetudini desuete di questo popolo. All'inizio il clima è tanto cupo da avermi quasi trasmesso angoscia, poi per fortuna (considerando il target) si stempera e subentrano dinamiche completamente a sorpresa, ma che ancora stimolano la riflessione nello spettatore. Nel finale il clima si rasserena e tutto finisce bene (e con un tono adeguato a un'opera per l'infanzia).

La storia è molto bella e i disegni sono poesia, anche se l'animazione non è fluidissima. L'Ostrogallia è rappresentata in modo originale, con funivie che vengono usate come tram, cartelli stradali stranissimi e semafori folli.

Cosa mi è piaciuto: storia, disegni

Cosa non mi è piaciuto: senso di angoscia, animazione, un pochino lento in alcuni momenti

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

Nomination agli Screen Actors Guild Awards (SAGA) 2023: i premi del sindacato attori che più di altri anticipano le vittorie agli Oscar

Con i Golden Globes dello scorso 10 gennaio, anzi con le sue nomination il 12 dicembre 2022, è iniziata la più attesa (per me) stagione dell'anno: quella dei maggiori premi cinematografici, la mia stagione Waiting Academy Awards.

Il giorno successivo alla premiazione dei Golden Globes, sono state annunciate le nomination per gli Screen Actors Guild Awards, che si terranno il 24 febbraio al Barker Hangar a Santa Monica. La "gilda", il sindacato, degli attori ogni anno premia le migliori interpretazioni di cast e stunt in film e serie tv. Golden Globes e SAG Awards sono spesso anticipatori dei risultati degli Oscar, soprattutto i SAGA, anche se negli ultimi anni non è stato sempre così: ce la ricordiamo tutti la cerimonia degli Oscar del 2017, vero, quando Denzel Washington digrignava i denti mentre Casey Affleck lo citava nel suo discorso e il cast di La La Land veniva tirato giù dal palco a ringraziamenti già iniziati? Quell'anno il Golden Globes per miglior attore protagonista fu vinto da Affleck (Manchester by the Sea), ma i SAGA, che sono dati per più attendibili, premiarono Washington (Barriere). Per quanto riguarda i due film, ai Golden Globes sia La La Land, sia Moonlight furono premiati come miglior musical e drama rispettivamente. Il SAGA per miglior cast fu vinto da Il diritto di contare e la miglior produzione, decretata dal Producers Guild Award, fu per La La Land, i due premi più significativi per predire il miglior film agli Oscar. La La Land aveva più chances, sembrava, di vincere, oltre al fatto di essere davvero stato chiamato sul palco, ma nella busta giusta il vincitore era Moonlight. Fu un'annata particolare, ma niente è mai scritto fino alla fine e, da quel particolare anno, è sempre più dura capire chi vincerà, anche seguendo tutti i premi.

Analizziamo dunque le candidature per il cinema (sarà comunque divertente vedere come andrà). Se non specificati nel precedente post, indicherò la data di uscita o la piattaforma su cui trovare i film che non erano comparsi nelle nomination dei Golden Globes.


Migliore attore
            
Austin Butler – Elvis
Brendan Fraser – The Whale               
Colin Farrell – The Banshees of Inisherin
Bill Nighy – Living 
Adam Drivere – Hustle

Rispetto alle nomination complessive nelle due categorie (commedia/musical e film drammatico) dei Golden Globes, restano quelle di Butler, Farrell, Nighy e Fraser. Entra nella corsa invece Adam Sandler. Il film per cui è stato candidato è disponibile su Netflix. Ad oggi ho visto solo l'interpretazione di Bill Nighy, che mi è molto piaciuta.

Migliore attrice
Danielle Deadwyler - Till
Michelle Yeoh - Everything Everywhere All at Once
Viola Davis – The Woman King             
Ana de Armas – Blonde
Cate Blanchett – Tár                                                            

Anche in questo caso confermate in lizza quattro attrici: le vincitrici nelle due categorie dei Golden Globes, Cate Blanchett e Michelle Yeoh, Viola Davis e Ana de Armas. Danielle Deadwyler entra nella cinquina candidata per l'interpretazione in Till, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 16 febbraio.
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Migliore attore non protagonista                        
Paul Dano - The Fabelmans                                            
Brendan Gleeson - The Banshees of Inisherin        
Barry Keoghan - The Banshees of Inisherin            
Jonathan Ke Quan - Everything Everywhere All at Once                                    
Eddie Redmayne - The Good Nurse

In questa categoria, di nuovo, rimangono quattro nomi, ma invece di Brad Pitt, viene candidato Paul Dano, che era rimasto escluso dalla cinquina dei Globes.
 
Migliore attrice non protagonista
Kerry Condon - The Banshees of Inisherin
Jamie Lee Curtis - Everything Everywhere All at Once
Stephanie Hsu - Everything Everywhere All at Once
Hong Chau - The Whale
Angela Bassett - Black Panther 2

Nella categoria migliori attrici non protagoniste ci sono ben due ribaltamenti: Carey Mulligan e Dolly de Leon non sono in questa cinquina, mentre entrano Stephanie Hsu e Hong Chau.

Vediamo in fine le nomination per le migliori controfigure e, soprattutto, per il miglior cast, premio che, come abbiamo detto, è stato a volte anticipatorio del premio Oscar al miglior film di quell'anno.

Miglior cast di controfigure
Avatar 2
Black Panther 2
The Batman
Top Gun: Maverick
The Woman King

Miglior cast
Babylon
Everything Everywhere All at Once
The Fabelmans
Gli spiriti dell'isola
Women talking

martedì 17 gennaio 2023

Le otto montagne: la trasposizione del Premio Strega che ha incantato anche all'estero

I registi belgi (compagni nella vita) Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch hanno trasposto, fornendo anche la sceneggiatura, il libro di Paolo Cognetti Le otto montagne, che era uscito nel 2016 ed aveva vinto l'edizione 2017 del Premio Strega. Il film, produzione italo-franco-belga, ha vinto il premio della giuria al Festival di Cannes 2022. Con onestà, devo ammettere che il genere -film drammatico estremamente introspettivo- non rientra nei miei preferiti, ma sentendone dire molto bene ed essendo stato proposto praticamente in tutti i cinema vicino a casa mia, mi sono sentita in obbligo di andare a vederlo anche io e mi sono accorta con grande piacere che la sala, al secondo giorno di proiezione in quello specifico cinema, era abbastanza gremita (molto più del solito comunque e lo dico con una certa cognizione di causa perché è la sala che frequento più spesso, anche se ovviamente non presenzio a tutte le proiezioni). In effetti gli incassi italiani (alla data odierna) superano i 4,5 milioni di euro, battendo per esempio The Fabelmans, che è uscito nella stessa data, ma anche Tre di troppo e Megan.


Premesso che non ho ancora letto il libro, la trama deriva dunque direttamente dalla visione e non so se ci sono significative differenze rispetto all'originale. La storia è quella di un'amicizia nata tra due bambini sulle montagne di Grana (che presumo sia in Val d'Aosta, dove è stato girato il film), dove la famiglia di Pietro, il protagonista, si reca ogni estate perché il padre, ingegnere alla Fiat, è appassionato di scalate, in cui si fa accompagnare anche dal figlio. Nel paesino dove alloggiano Pietro conosce e stringe amicizia con Bruno, che vive con gli zii e al cui destino i genitori di Pietro si interessano perché né il padre muratore, spesso assente, né gli zii sembrano volergli fornire un'istruzione e, anzi, vogliono avviarlo al mondo del lavoro. Durante le estati della sua infanzia, Pietro apprende dal padre e dall'amico l'amore per la montagna, ma i due ragazzi saranno allontanati dalla propria condizione sociale. Il legame di Pietro con Bruno e con la montagna si cementerà quando riceverà molti anni dopo il lascito di una (quasi) casa sui monti dell'infanzia.

La storia è molto bella e, coprendo un arco narrativo decennale, riesce ad affrontare molti temi, non solo legati all'amicizia, anche se questa, il rapporto con un luogo a cui si sente di appartenere, la ricerca del proprio posto nel mondo sono i fili conduttori del racconto. La passione per la storia e per gli straordinari paesaggi che le fanno da sfondo (ripresi con ogni condizione meteo, conferendo molto realismo) sono stati rappresentati con grande cura: pare che i registi siano stati così conquistati dal romanzo di Cognetti, che abbiano imparato l'italiano per poterlo trasporre e che scrivere questa sceneggiatura assieme abbia salvato la relazione dei due registi. Di sicuro hanno trasmesso anche a me la voglia di leggermi il libro.

Sono stata un po' meno soddisfatta dalla trasposizione in sé. Per me la distribuzione degli eventi dell'arco narrativo non è stata calibrata benissimo, non per il ritmo, che non è nemmeno eccessivamente lento, poiché il film è veramente denso di contenuti. La lunghezza (2 ore e mezza), che è comprensibile per la mole di vicende da narrare, si sente tutta e stanca già dopo la ripresa dall'intervallo. In buona sostanza, non si vede la fine del film. I registi si sono presi molto tempo per raccontare l'infanzia dei ragazzi e il loro riavvicinamento da adulti, troppo tempo. Quando termina la prima parte del film, è già successo così tanto che lo spettatore (io) è convinto manchi poco alla chiusura, invece ci sono ancora molti sviluppi da raccontare e il film sembra non finire mai. Il mio parere è che dovesse essere snellita la prima parte, accorciando la durata complessiva e bilanciando i tempi delle tre fasi della vita dei protagonisti: risultano molto dilatate le prime due parti, meno dense di avvenimenti, a discapito dell'ultima, molto più concitata, in cui invece si succedono rapidamente notizie e cambiamenti. Inoltre alcune scene le ho trovate superflue e non funzionali.

Questo e il sonoro più disturbante di cui abbia memoria sono le uniche pecche del film, che compensa con l'evidente passione che ha animato troupe e cast. La fotografia è discreta, ma soprattutto all''inizio è fissa, anche se è sicuramente un effetto voluto, come il formato quadrato. Alcune canzoni della colonna sonora sono molto belle. La recitazione dei protagonisti è stata molto sentita e mi è piaciuto molto Alessandro Borghi, che non avevo mai visto alla prova. Ha colpito anche il suo accento valdostano, che immagino sia stata una sfida, date le origini romane dell'attore, e pare abbia imparato a mungere le mucche prendendo lezioni in un alpeggio vero.

Cosa mi è piaciuto: recitazione, storia

Cosa non mi è piaciuto: regia

Giudizio: ⭐⭐⭐

mercoledì 11 gennaio 2023

I vincitori dei Golden Globes 2023 per il cinema

La notte tra il 10 e l'11 gennaio (il 10 a Beverly Hills) si è tenuta la cerimonia di premiazione dei Golden Globes, come non avveniva dal 2021. Quest'anno è stata condotta da Jerrod Carmichael. 

Non ho seguito la diretta, ma di seguito riporto i vincitori per il cinema (non seguo le serie tv, lo conferma che le sole che ho visto quest'anno sono Only murders in the building e Rings of power e quest'ultima non era neppure candidata -io boh-).



I film vincitori sono stati Gli spiriti dell'isola (nelle sale italiane dal 2 febbraio) nella categoria Comedy-Musical e The Fabelmans, per la categoria Drama, che si aggiudica anche la regia. Sono molto contenta per Spielberg e il suo film, che avevo ritenuto un bel film, emozionante e molto ben diretto. Nella cinquina dei registi potevo valutare solo Spielberg e Cameron e parteggiavo dichiaratamente per il primo. Martin McDonagh non si aggiudica la regia, ma la miglior sceneggiatura per Gli spiriti dell'isola sì.

Nella recitazione si aggiudicano il Globe Austin Butler (Elvis) e Colin Farrell (Gli spiriti dell'isola) come migliori attori protagonisti rispettivamente in un film drammatico e in una commedia, mentre le migliori interpreti protagoniste sono state Cate Blanchett (Tàr, Drama, al cinema dal 9 febbraio) e Michelle Yeoh (Everything Everywhere All at Once, Comedy, che per fortuna torna in sala il 2 febbraio). Prima volta per un'attrice di un film Marvel non solo in lizza, ma anche vincitrice: è il caso di Angela Basset che viene premiata come migliore attrice non protagonista per la prova in Black Panther 2 (non mi era sembrata una performance memorabile, ma era stata brava e non ho visto le altre attrici); miglior attore non protagonista è invece Jonathan Ke Quan (Data ne I Goonies e Shorty in Indiana Jones e il tempio maledetto, torna a recitare dopo trent'anni in Everything Everywhere All at Once).

Miglior film in lingua straniera è Argentina, 1985, che si può vedere su Prime Video, mentre su Netfilx si può trovare il miglior film d'animazione, Pinocchio di Guillermo del Toro.

La miglior colonna sonora è di Justin Hurwitz, realizzata per Babylon, disponibile dal 19 gennaio nelle sale italiane. La miglior canzone è Naatu Naatu, dal film RRR, che non vedo l'ora di vedere (mi tocca mettere Netflix), però la canzone, che è simpatica e il video mette hype per il film, non è così bella da premio (tifavo Hold my hand).

domenica 8 gennaio 2023

Il sequel di Avatar che tutti (tranne me) stavano aspettando: La via dell'acqua

 L'ho già detto, non sono una fan dell'originale, ma sono andata anche io a vedere il film più atteso del 2022 (e forse degli ultimi tredici anni), non di corsa, certo, ma sono andata durante le feste natalizie, entro un mese dall'uscita. Le mie aspettative sul fronte della storia erano modeste (la verità è che m'attendevo un'americanata come nel primo film), ma sul fronte della spettacolarità invece erano molto alte, amplificate dalle buone impressioni che passavano di bocca in bocca dall'uscita in sala il 14 dicembre 2022. Affinché riuscisse a essere nominato ai Golden Globes 2023, negli USA c'è stata un'anteprima mondiale il 6 dicembre, mentre le candidature sono state annunciate il 12 dicembre.


Del (anzi dei) sequel si parlava da anni, praticamente da subito dopo che era uscito Avatar e che aveva avuto così ampio successo, finché già prima della pandemia erano stati annunciati addirittura quattro seguiti, che avrebbero dato modo a Cameron di sbizzarrirsi a espandere Pandora. Naturalmente La via dell'acqua ha dovuto attendere la fine della pandemia da COVID-19 per puntare a incassi che potessero eguagliare e possibilmente superare quelli del primo film (a oggi, 8 gennaio 2023, il film ha raggiunto il miliardo e 700 milioni di dollari a livello mondiale e ha superato i 36 milioni di euro in Italia). Al momento attuale la programmazione dei prossimi tre film prevede uno scaglionamento di due anni in due anni, terminando la saga per la fine del 2028. Avatar 2 e 3 sarebbero addirittura stati girati insieme, (e a ruota libera sarebbero poi partite le riprese di una parte del quarto film) sottintendendo un collegamento importante tra le due pellicole, anche se Cameron aveva garantito storie autoconclusive per ciascun capitolo, ma dopo la visione di qualche giorno fa proprio autoconclusive non potranno essere. I personaggi sono dichiaratamente gli stessi, anzi le riprese quasi simultanee servono anche a non far invecchiare eccessivamente gli interpreti più giovani, soprattutto quelli non "in blu", che non si possono ritoccare in digitale.

Inoltre, si narra che le riprese siano state molto impegnative. Sono state divise, a oltre un anno di distanza, in quelle effettuate in performance capture, dentro due gigantesche vasche, una sopra e una sott'acqua, costringendo cast e troupe a trattenere il fiato sott'acqua (tanto che Kate Winslet avrebbe battuto Tom Cruise nel precedente record di apnea, arrivando, dopo un bell'allenamento, a sette minuti e 14 secondi), e in live-action. Naturalmente anche la tecnologia che è stata usata ha superato le tecniche di ripresa del film originale: nuove telecamere per le riprese in performance capture, nuove telecamere per le riprese live action che esaltassero al massimo il 3D, nuovi software di elaborazione delle immagini.

Ma infatti, dal punto di vista della tecnica, dell'immersività del 3D, della fotografia, degli effetti visivi, insomma di tutta la parte tecnica, al film non si può dire nulla. Sono stati creati altri animalini deliziosi per la nuova ambientazione oceanica, che sono incredibili da vedere. I problemi sono a livello della storia, come sempre, e anche un po' del ritmo.

La prima mezz'ora/quaranta minuti è stata lentissima e claustrofobica: ho veramente temuto di non reggere le tre ore e dieci (e non per la tenuta della vescica). In piena continuità col primo film, la storia ripropone le stesse dinamiche e la stessa lentezza. Sully ha messo su famiglia (tre figli propri e una adottata, più quasi un quarto, che è umano perché proviene dalla base marine dove è stato abbandonato, e che è cresciuto credendosi anche lui un gorilla Na'vi), ma te lo racconta così con calma che alla scena dei grani m'ero già stufata. Ci sono mostrati i personaggi del film precedente, sempre per continuità, per non dimenticarceli, anche se non saranno centrali alla vicenda: la dottoressa Augustine, il cui avatar in qualche modo ha generato una delle figlie di Sully, Selfridge in un brevissimo cameo, Spellman e l'altro collega del laboratorio. E per essere sicuri di ricominciare tutto da capo, tornano gli americani, le astronavi (bellissime devo dire) che ricominciano a distruggere la natura di Pandora, Neytiri ne resta distrutta e piange, Sully e consorte guidano la resistenza, gli americani complottano piani nei loro laboratori a terra o in volo. Insomma un copione già visto. Mi sono creduta persa.

Ma la cosa peggiore che m'ha fatto rabbrividire e scoppiare a ridere nello stesso momento è stato scoprire chi è il cattivo del film. Il Terminator del primo film, ucciso a frecce, è morto, ma hanno creato, per lui e per altri soldati deceduti nelle battaglie contro i Na'vi, degli avatar in cui impiantare i ricordi che avevano registrato (come faceva Sully quando faceva il marine) e da rimandare su Pandora. Sembra una boiata, vero? Infatti. La mia reazione è stata circa quella di Malefica ne La bella addormentata nel bosco quando gli sgherri le comunicano che per quindici anni hanno cercato una neonata: tredici anni per fare uscire questo film e il cattivo è riciclato? Va bene che la sceneggiatura l'hanno scritta prima, ma sforzi non ne hanno fatti. Tanto più che (re)introdurre il personaggio del colonnello Quaritch (il cui attore si intravede nello stesso cameo in cui compare Ribisi) crea un buco di trama. Infatti, la generalessa dichiara che le intenzioni dell'esercito, inviato su Pandora, è rendere meno ostile il popolo Na'vi perché la Terra ha esaurito le sue risorse (apprezzo lo spunto di riflessione ambientalista della dichiarazione) e Pandora dovrà accogliere gli umani. Stando così le cose, non si capisce perché, nel momento in cui la famiglia Sully decide di migrare tra i popoli del mare per non essere e non rendere il popolo il bersaglio degli attacchi americani, l'esercito nemico decida comunque di investire le sue risorse nel dargli la caccia. Che lo voglia Quaritch per vendetta, anche se a questo avatar saranno date caratteristiche proprie che forse un pochino lo differenziano dal colonnello originale, è comprensibile, ma che diventi l'obiettivo strategico più importante non torna.

Di fatto, comunque, dopo questa parte terribilmente noiosa e ripetitiva delle dinamiche del primo film, la famiglia Sully abdica e si trasferisce in una nuova location e, cominciando a succedere qualcosa, cambia il ritmo: la famiglia ha difficoltà ad ambientarsi, ma li vediamo provare e riprovare a conoscere abissi, creature marine e la popolazione del nuovo villaggio, famiglia reale compresa, mica tanto contenta di essersi ritrovata in casa questi portatori di guai. A questo punto la storia si interseca anche con quella di Moby Dick. L'esercito americano per scovare i fuggitivi si appoggerà infatti a dei balenieri che cacciano per il loro olio questi cetacei, i tulkun, sacri per il popolo che ospita la Sully family. Il messaggio è molto chiaro e la scena che riguarda uno di questi esemplari è la più cruda, drammatica e, per il suo senso ecologista, bella del film. Da questo momento il ritmo accelera ancora e lo rende finalmente un film action di grande spettacolarità (anche se m'è scappato da ridere quando è diventato evidente che Cameron ha riproposto intere sequenze del Titanic) e con un gran finale, sebbene triste, ma questo senso di tristezza è un po' il leitmotiv della saga.

La recitazione non si può valutare. Tecnicamente che è strabiliante non si può negare. Effetti speciali, fotografia, sonoro sono altissimi e sono andata a vederlo in una sala IMAX apposta per godermi lo spettacolo. D'altro canto non sono così soddisfatta della regia, ma Cameron lo sappiamo che ha questo difetto: non è un regista asciutto, penso che persino lui ne sia conscio, e io preferisco altre regie. La lunghezza è veramente eccessiva, non solo perché senza intervallo dopo un paio d'ore non si sa come fare a non andare in bagno (l'immersività la spezza la prima mezz'ora, non un intervalluccio), ma proprio perché una mezz'ora si poteva tagliare davvero. L'ultima parte del film comunque è molto bella e il messaggio che è reiterato merita grande rispetto.

Cosa mi è piaciuto: spettacolarità, 3D impressionante, fotografia, creature marine favolose (ma un po' pochine), ultimi quaranta minuti del film, messaggi animalisti e ambientalisti

Cosa non mi è piaciuto: sceneggiatura, regia, villain, prima mezz'ora del film, ripetizione di schemi, autocitazione del Titanic, lunghezza assolutamente diminuibile 

Giudizio: sembra tre film diversi e consecutivi, comunque per me migliore del primo capitolo ⭐⭐⭐1/2

mercoledì 4 gennaio 2023

Il film sulla gioventù di Spielberg: the Fabelmans

 The Fabelmans era il film più atteso dell'anno, secondo forse solo ad Avatar 2, presentato in anteprima a ottobre al Toronto Film Festival. Era noto che si sarebbe trattato di un film molto intimo per Spielberg, per alcuni il migliore della carriera, trattando delle sue origini, della sua famiglia, della nascita del suo amore per il cinema.



E in effetti è un film che dimostra una passione viscerale per la settima arte. a partire dall'introduzione del regista, giusto un paio di minuti prima che inizi la proiezione vera e propria, in cui ringrazia tutti gli spettatori che sono usciti di casa per recarsi in sala. In periodo storico in cui si aspettano sulle piattaforme di streaming per vederli in poltrona, questa dichiarazione la dice lunga. Personalmente un minimo di crescita l'ho vista, ma si parla di numeri comunque bassi. Quando ho visto The Fabelmans il 30 dicembre la sala del cinema dei Salesiani del mio paese era anche più che mezza vuota, ma comunque è stato meglio che vedere la solita decina scarsa di spettatori.

Il film inoltre è pieno di riferimenti a film della storia del cinema, come Il più grande spettacolo del mondo e L'uomo che uccise Liberty Valance, alle tecniche di ripresa, alla creazione degli effetti speciali, a John Ford, col cameo di David Lynch, e al finale.

Il film va subito nel cuore della storia e dei personaggi, aprendosi sull'attesa dei signori Fabelman per l'apertura della sala dove il piccolo Sammy sta per vedere un film per la sua prima volta, ma è allo stesso tempo eccitato e spaventato, perché sa che le immagini gli appariranno gigantesche. Subito Burt e Mitzi Fabelman svelano il proprio carattere e il loro opposto atteggiamento verso la vita e i problemi: papà Fabelman è un ingegnere, pragmatico e dalla mentalità razionale e scientifica, che spiega a Sammy il meccanismo della proiezione, mentra mamma Fabelman, sognatrice e dal temperamento estroso e allegro, pianista di talento, tranquillizza il figlio che si tratterà solo di un bellissimo sogno. Questa contrapposizione di mentalità tra i due sarà protagonista non solo delle dinamiche familiari, ma sarà anche al centro della formazione di Sammy, col padre che vorrà per lui un futuro di certezze fornite da una professione scientifica e la madre che incoraggerà il suo grande talento.

Il bambino resterà a bocca aperta, vedendo Il più grande spettacolo del mondo, ma anche turbato, cercando di replicare la scena dello scontro del treno appena visto con i nuovi vagoni e la nuova locomotiva regalatigli per Hannukkah. La madre, che ha compreso perché Sammy ha bisogno di rivedere lo scontro e d poterlo anche controllare, gli fa utilizzare la cinepresa del padre per filmare la ricostruzione dell'incidente. Da quel momento, Sammy non smetterà più di girare filmati, prima per gioco e poi sempre con maggiore cura, ricerca e passione, fra i vari traslochi e le varie vicissitudini dei primi vent'anni di vita.

Il film mi è piaciuto molto: ero un filo preoccupata che due ore e mezza di una storia incentrata su come i legami familiari determino la nascita di un regista potesse tradursi in un melodrammone pesantissimo, ma è stato tutt'altro. La lunghezza non s'è sentita: ogni scena era carica di contenuto e il film ha avuto un ritmo molto intenso, senza però correre e alternando momenti più divertenti e solenni. La regia e la sceneggiatura sono brillanti: nelle prime scene, mentre il racconto si snoda, pochi elementi tratteggiano chiaramente anche i retroscena in modo sa rendere edotto lo spettatore anche su quanto non viene detto. I personaggi sono molto intensi, vivi, soprattutto la madre, Mitzi, anche grazie all'interpretazione di Michelle Williams: il suo personaggio è molto complesso e non risulta simpatico, ma lei è stata molto capace e le ha donato profondità. Mi sono piaciute le storie, l'evoluzione dei personaggi. La colonna sonora di John Williams, candidata come l'interpretazione della Williams, il film, la regia e la sceneggiatura ai Golden Globes, esalta ad hoc i momenti più intensi del film.

Giudizio: un film molto bello e un elogio al cinema ⭐⭐⭐⭐

Nominations ai Golden Globes 2023: mancano solo sei giorni alla premiazione

Con le nomination ai Golden Globes, lanciate lo scorso 12 dicembre 2022, ha inizio la nuova stagione di premi cinematografici che saranno assegnati nella prima parte del 2023, dal 10 gennaio al 12 marzo, partendo dai Golden Globes e concludendo con gli Oscar (con le candidature che saranno annunciate il 24 gennaio), ma passando anche attraverso i BAFTA e una serie di premi di categoria (produzione, regia, montaggio, interpretazioni, sceneggiatura).

Io che tutti gli anni mi faccio la lista con i candidati, poi mi spunto i film visti, seleziono i miei preferiti e mi segno i vincitori dopo la premiazione

Di seguito le candidature per il cinema, quali film (corredati di data di uscita in sala in Italia, effettiva o prevista alla data attuale, oppure di info sulla piattaforma che li ospita) sono riuscita a vedere e quali mi mancano.


Miglior dramma                                          Miglior commedia/musical
Avatar 2 (14/12/22)                                      Babylon (19/01/23)
Elvis (22/06/22)                                            The Banshees of Inisherin (02/02/23)
The Fabelmans (22/12/22)                           Everything Everywhere All at Once* (06/10/22)
Tár (09/02/23)                                              Glass Onion - Knives Out (su Netflix dal 23/12/22)
Top Gun: Maverick (25/05/22)                      Triangle of Sadness (27/10/22)

Miglior regista                                              Miglior sceneggiatura
Cameron – Avatar - La via dell'acqua             Todd Field – Tár
Luhrmann – Elvis                                            Sarah Polley – Women Talking (uscita ignota)
McDonagh – The Banshees of Inisherin         McDonagh – The Banshees of Inisherin
Spielberg – The Fabelmans                            Spielberg, Tony Kushner – The Fabelmans
Kwan, Scheinert – EEAaO                              Kwan, Scheinert – EEAaO

Tra questi ho visto Top Gun: Maverick, e Glass Onion The Fabelmans, su cui posso esprimere pareri positivi. Attendendo le uscite del nuovo anno, giovedì 5 gennaio ho intenzione di vedere, eccezionalmente in una sala IMAX, Avatar 2. Ho mancato in sala *Everything Everywhere All aOnce, che devo accorciare a EEAaO, e Tiangle of Sadness, che cercherò di recuperare. In cima alla lista dei film che voglio vedere al più presto, in queste categorie c'è anche Elvis, che mi sono lasciata sfuggire colpevolmente quest'estate, ma che è già approdato su Sky Primafila. Diverso il discorso per Women Talking, di cui non ho trovato la data di uscita.

Migliore attore in un film drammatico              Migliore attore in un musical/comedy
Austin Butler – Elvis                                               Diego Calva – Babylon
Brendan Fraser – The Whale (02/02/23)               Colin Farrell – The Banshees of Inisherin
Hugh Jackman – The Son (09/02/23)                    Daniel Craig – Glass Onion - Knives Out
Bill Nighy – Living (23/12/22)                                 Adam Driver – Rumore bianco (ignota)
Jeremy Pope – The Inspection (ignota)                 Ralph Fiennes – The Menù (17/11/22)

Migliore attrice in un film drammatico             Migliore attrice in un musical/comedy
Michelle Williams – The Fabelmans                       Margot Robbie - Babylon
Olivia Colman – Empire of Light (23/02/23)           Michelle Yeoh - EEAaO
Viola Davis – The Woman King (01/12/22)            Emma Thompson - Il piacere è tutto mio*
Ana de Armas – Blonde (su Netflix dal 28/09/22)  Lesley Manville - Mrs Harris goes to Paris* 
Cate Blanchett – Tár                                               Anya Taylor-Joy - The Menù             

Migliore attore non protagonista                        Migliore attrice non protagonista
Brad Pitt - Babylon                                                   Kerry Condon - The Banshees of Inisherin
Brendan Gleeson - The Banshees of Inisherin        Jamie Lee Curtis - EEAaO
Barry Keoghan - The Banshees of Inisherin            Dolly de Leon - Triangle of Sadness
Jonathan Ke Quan - EEAaO                                    Carey Mulligan - She Said (19/01/22)
Eddie Redmayne - The Good Nurse (su Netflix dal 26/10/22) Angela Bassett - Black Panther 2

Ho purtroppo visto pochissime recitazioni per poter esprimere giudizi, soltanto quelle nei film The menù, in Black Panther: Wakanda Forever e The Fabelmans. Posso sicuramente dire bene delle prime due (soprattutto di Anya Taylor-Joy, come ho già avuto modo di dire), mentre nel secondo caso non posso dirne male, ma ammetto che non mi aveva colpito così tanto, ma il minutaggio del personaggio non è così generoso; nel terzo film, riconosco che Michelle Williams ha dato una buona interpretazione per un personaggio molto complesso, rendendolo molto approfondito e credibile. A parte le già citate mancanze, molti film devono ancora uscire e spero, come sempre, di fare in tempo a vedermeli tutti. Tra quanti già usciti, due pellicole* erano nella mia lista delle cose da vedere: nel primo caso, Il piacere è tutto mio, uscito il 10 novembre scorso, non incastrai bene gli impegni del week end e mi dichiaro colpevole di non aver approfittato dell'uscita nel cinema del mio paese; nel secondo caso, La signora Harris va a Parigi, uscito il 17 novembre, stavo aspettando con trepidazione il suo arrivo, perché avevo visto il trailer proiettato in sala molte volte e mi ispirava tantissimo, ma non è mai giunto dalle mie parti.

Miglior film in lingua straniera                           Miglior film d'animazione
All Quiet on the Western Front (Germania)              Pinocchio di Guillermo del Toro (4/12/22)
Argentina, 1985 (Argentina)                                      Inu-ō (uscita ignota)
Close (Belgio, Francia, Paesi Bassi)                         Marcel the Shell with Shoes On (9/2/23)
Decision to Leave (Corea del Sud)                           Il gatto con gli stivali 2 (7/12/22)
RRR (India)                                                               Red (disponibile su Disney Plus)

Migliore colonna sonora originale                        Migliore canzone originale
Justin Hurwitz – Babylon                                          Hold My Hand - Top Gun: Maverick
Carter Burwell – The Banshees of Inisherin             Carolina - La ragazza della palude (13/10/22)
John Williams – The Fabelmans                               Lift Me Up  - Black Panther 2
Alexandre Desplat – Pinocchio                                Ciao Papa - Pinocchio
Hildur Guðnadóttir – Women Talking                        Naatu Naatu - RRR

Ancora devo vedere tutti i film stranieri e ho già sentito parlare bene sia di Niente di nuovo sul fronte occidentale, sia di RRR (disponibili su Netflix). Close uscirà in sala il 4 gennaio 2023, mentre Argentina, 1985 è disponibile su Prime Video. Ho appena visto il sequel del Gatto con gli stivali, che mi è piaciuto moltissimo, ma sono ansiosa di vedere il Pinocchio di Guillermo del Toro e posso recuperare a breve sulla piattaforma Disney Plus Red. Ancora tutte da gustare le colonne sonore candidate, eccetto quella di John Williams, molto efficace nell'evidenziare i momenti clou del film, mentre sulle canzoni posso dire che Hold my hand è veramente una canzone bellissima.