domenica 5 luglio 2026

Il secondo capitolo del nuovo DC Universe strappa la sufficienza: Supergirl

 Ve la ricordate la trama di Guardiani della Galassia vol. 3?

Molto ridotta all'osso: un cattivo colpisce Rocket e i Guardiani hanno 48 ore di tempo per salvarlo prima che sia troppo tardi; nel mentre scopriamo dettagli atroci del passato di Rocket, della sua genesi.

Supergirl di Craig Gillespie è una variazione della stessa identica trama.


Il cattivo di questa storia, il bandito Krem delle Colline Gialle (interpretato da Matthias Schoenaerts, che ero molto curiosa di vedere nei panni del cattivo per una volta, anche se il personaggio è abbastanza piatto), dopo aver spazzato via la famiglia della piccola, ma non priva di risorse, Ruthye, mentre questa sta chiedendo a Kara di aiutarla a vendicarsi, ruba l'astronave di Supergirl e ferisce con un dardo avvelenato Krypto (il cagnolino che abbiamo amato fin dalla prima scena che abbiamo visto lo scorso anno in Superman).

Kara (Milly Alcock) inizialmente non aveva nessuna intenzione di immischiarsi nelle disavventure di Ruthye, intenta solo a cercare di anestetizzare il dolore che si porta dietro da quando ha dovuto abbandonare Krypton e i suoi genitori, vagando da un pianeta illuminato da un sole rosso per sbronzarsi (perché i suoi superpoteri non le consentono di farlo, ma il sole rosso inibisce i poteri - questi soli sono un po' un semaforo al contrario...) a uno col sole giallo per riprendersi. Quando però Krypto rischia la vita e ha 72 ore di tempo per recuperare l'antidoto che i briganti si portano addosso, Supergirl parte per cercare Krem, seguita di nascosto da Ruthye e imbattendosi successivamente in Lobo (interpretato da Jason Mamoa), immortale e folle cacciatore di taglie messe sulla testa dei briganti.

C'è un problema (anzi, più di uno): "parte per cercare Krem" non è un'espressione del tutto corretta. Kara non dà la caccia; Kara si ritrova spinta, trascinata, prende passaggi, ma raramente è lei in prima battuta a compiere il viaggio (e non solo nel senso di percorso fisico), ma nel senso di punto di partenza dell'azione. Kara subisce più di fare perché le manca la motivazione, poi ne trova un po', ma poi puntualmente il ciclo riprende. Questo, secondo me, è ciò che non funziona del film.

Ok il viaggio dell'eroe, per cui la protagonista mi rifiuta una prima chiamata all'azione, ma la sceneggiatura procede in loop e l'eroina avanza senza piani, per inerzia: ogni volta occorre una nuova spinta e poi ancora una, un nuovo motivo viscerale per andare oltre, per superare l'ostacolo di turno in un continuo alternarsi di perdere i poteri (prima è ubriaca, poi avvelenata, poi c'è il sole verde che rischia di ucciderla, poi è di nuovo avvelenata...praticamente i poteri li ha per un quarto d'ora questa ragazza), perdere il fuoco propulsore, la volontà e poi ritrovarli. Kara "le busca", sembra decidersi ad affrontare la situazione, perché lei è Supergirl, ma poi non basta ancora e si ricomincia daccapo. La cosa poteva reggere se questo accadeva un paio di volte, ma è una ripetizione continua.

A questo si alternano i flashback che ci permettono di scoprire cosa è successo a Krypton, la genesi di Kara, il suo incontro con Krypto e quanto importante è il piccolo per lei che si è sempre sentita sola e apolide, il suo senso di appartenenza strappato e non compreso nemmeno dal cugino, pur con tutte le buone intenzioni (Clark sempre ingenuo). 

A me questa parte è piaciuta molto, anzi, penso che sia la parte del film da salvare perché mi fa percepire benissimo il senso di solitudine, di abbandono, estraneazione: un vuoto che non si riempie mai e fa così male da preferire cercare modi per ottunderlo, per non sentire più niente.

Il problema è che non si alterna a una buona parte di azione: il film non ha ritmo, è terribilmente ripetitivo, finisce per annoiarmi un po' ed è strano dirlo per un film che dura meno di due ore, ma non se ne vede la fine, spostata sempre un po' più in là con mille scene "quasi finali".

Le scene d'azione purtroppo sono contate e se ne sente la mancanza perché quando ci sono sono buone, ben illuminate e coreografate; ci sono tanti elementi ripresi dai film di James Gunn, dai Guardiani e da Superman e questi funzionano bene. Ve la ricordate la scena di Superman in cui Mister Terrific protegge Lois e nel frattempo si batte con robot, umani, etc con la musichina allegra di sottofondo? Ecco, in Supergirl c'è un'azione quasi identica.


Altro di buono? Sì, a me sono piaciuti i rapporti tra i personaggi, soprattutto fra Ruthye e Kara; l'opacità di Kara e Lobo, lei buona, ma non carina e perfettina (ed è il modo che preferisco per la rappresentazione femminile, che fa infuriare i maschietti perché disprezzano le eroine che hanno caratteristiche che vorrebbero attribuite solo a sé stessi); lui cinico (a me ha un po' ricordato Dante di Fast X, sempre interpretato da Mamoa), ma non così tanto (questo è un po' più cliché). Forse però il personaggio che ne esce meglio è Ruthye perché più sfaccettata: bambina in cui brucia il fuoco di fare quello che ritiene onorevole e dovuto alla sua famiglia, inesperta ma non ingenua e intelligente abbastanza da trovare nella scaltrezza quello che le manca in forza; desidera atteggiarsi ad adulta e in parte lo è, in parte è ancora pura e mi piace molto di più così.

Giudizio: in conclusione, è un film brutto? No, ha alcuni buoni elementi, ma ha abbastanza difetti perché non possa essere considerato un buon film d'azione (è un film pigro, che ricicla elementi di trama e di scene d'azione da altri prodotti di Gunn; purtroppo gli mancano le scene d'azione, ma soprattutto gli manca una sceneggiatura più lineare e meno ripetitiva).

⭐⭐ 1/2