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giovedì 6 agosto 2026

Il miglior film della quadrilogia Spiderman del MCU: Brand New Day

Il piazzale del cinema all'aperto del mio paese penso di non averlo visto così pieno dai tempi di Barbie (quando c'era una fila di persone vestite di rosa - me compresa, naturalmente, solo che per me è abbastanza usuale - che arrivava a metà della strada che lo ospita).

All'inizio il pensiero è stato "mettiamoci lontani da vecchiette e ragazzini", ma siamo stati circondati e la sorpresa è stata che tutta la visione del film è stata accompagnata dal silenzio.

Per inciso, detesto quando al cinema mi parlano nelle orecchie o vengo accecata dallo schermo di un telefono nelle file davanti, ma amo vedere le sale piene e sapere che al cinema questo fa bene (e questi botteghini di luglio sono una gioia per l'anima).

Ma veniamo a Spiderman: Brand New Day di Destin Daniel Cretton


Peter Parker è triste e solo (anche se ha un paio di alleanze, non del tutto stabili con la detective Jean DeWolff e con il Punitore Frank Castle), impegnato solo nel lavoro da supereroe (non si capisce se ne ha anche uno vero o di cosa sopravviva), sgominando cattivi senza sosta, e a guardare da lontano MJ e Ned che vivono la loro vita al college senza ricordarsi di lui, finché non accadono tre cose.

Un'entità misteriosa compare a New York, intenzionata a forzare il Dipartimento del Damage Control alla ricerca di qualcosa, e Peter comincia ad avvertire i sintomi di un cambiamento imminente e difficile (che proverà a fermare cercando aiuto da Bruce Banner), proprio mentre tornano a New York i suoi amici.

Questo film, rispetto ai precedenti di questo specifico Spiderman, cambia regista e impostazione: è più fisico, girato un po' più nella realtà e un po' meno davanti al Green Screen, e con una trama un po' più solida, anche se non torna tutta. Ho alcuni dubbi sul funzionamento dei poteri di ciascuno, specialmente quelli di un personaggio, sul perché a volte non sono usati al momento del bisogno e su certe scelte poco strategiche dei personaggi, soprattutto nel non voler comunicare, ovviamente però necessarie a tirare la trama in quella direzione. Inoltre chi è il cattivo è telefonatissimo (e ne manca uno più efficace).

Le scene d'azione mi sono piaciute un sacco e devo dire che gli effetti speciali e qualche movimento di macchina sono fighi.

Mi è piaciuto? Sì, abbastanza: trovo che sia stato un film carino, emozionante in qualche punto e soprattutto con dinamiche interessanti e divertenti fra i personaggi (è l'aspetto che ho preferito), soprattutto nei legami amicali di Spiderman con The Punisher, con Ned, con la poliziotta DeWolff. 

Non mi sono piaciute molto le interazioni con MJ, forse perché ci ho sofferto o perché quello che sembra succedere a un certo punto poi non mi viene dato (mi hai tolto la caramella di bocca) o anche perché ci visto una replica del nuovo rapporto Star Lord - Gamora (li sappiamo sviluppare anche in un altro modo i rapporti amorosi in casa Marvel oppure no?). In termini di varietà potremmo fare uno sforzo anche nel variare le situazioni di pericolo in cui si trova MJ, perché è la seconda volta in due film di seguito che ho un bruttissimo déjà vu.

In generale trasmette molta tristezza la situazione di Peter e ho partecipato emotivamente alle sue emozioni (dopo averlo visto in due film consecutivi sto rivalutando anche Tom Holland - o forse è migliorato come attore, con una crescita che è andata di pari passo con la maturazione del personaggio). Questa malinconia accompagna tutta la storia e tutti i personaggi, persino il finale è agrodolce, lasciandoci però uno zuccherino con l'ultimissima scena (che mi piace avvenga fra questi due specifici personaggi). Ci sono anche momenti che sdrammatizzano, soprattutto nel rapporto Peter-Frank. The Punisher è uno degli elementi più funzionanti del film, come personaggio e come attore (calza il ruolo come un guanto, molto più di come vestiva quello di Menelao).

Non mi è piaciuto l'arco narrativo di Bruce Banner in questa pellicola: non capisco perché gli Avengers della vecchia guardia debbano essere puniti, né capisco perché Peter instaura quel tipo di rapporto con lui (vi siete dimenticati le regole del gioco stabilite col finale di No way home?).

Non mi è piaciuta nemmeno la scusa con cui i Nuovi Avengers sono tenuti fuori dai giochi (facciamo come Eternals e Captain Marvel?). Non mi piace che il messaggio del film sia sempre lo stesso, l'ho trovato un po' ritrito.

In conclusione: è un film dolcino (da lacrimoni trattenuti in alcuni momenti), a tratti divertente, ma soprattutto malinconico, con una trama che scricchiola in diversi punti, ma delle ottime parti di azione ⭐⭐⭐

martedì 20 giugno 2023

Gli Spiderman di Miles Morales: la mia maratona domenicale nel multiverso

Ancora non avevo fatto in tempo a vedere il primo film, Spider-man - un nuovo universo, uscito ormai nel 2018 (era tra le priorità, ma a casa faccio veramente fatica a ritagliarmi lo spazio per i lungometraggi, specie se non polizieschi), che mi esce il sequel, Spider-man: across the Spider-verse. Entrambi si preannunciano come rivoluzionari per l'animazione e il concetto stesso di multiverso, che ormai sembra essere l'unico topos narrativo in molti franchise.


Ieri mattina mi sono dunque proposta di recuperare su Disney Plus il primo film di questa saga di Sony associata Marvel e nel pomeriggio sono andata al cinema a vedere il secondo.

Mi sono accorta subito di una cosa: la visione in sala per me rappresenta ancora la migliore esperienza di fruire il medium cinematografico, malgrado i bambini urlanti e scorrazzanti (sì, le madri non sanno più fare il loro mestiere, cioè tenere un bambino seduto al suo posto e parlante a un volume inferiore a quello delle aquile) e altri membri del comparto genitoriale, chiaramente boomer, che forniscono spiegazioni immaginarie ai figli (urlando molto più dei bambini), del tipo "non lo so chi è spiderwoman" in una scena in cui c'è una tizia con un costume bianco da spider-(wo)man. Ho infatti mantenuto l'immersione nella visione comunque molto di più che sul divano di casa, dove la famiglia interrompe o io mi distraggo anche per altre ragioni.

Forse è per questa ragione che il primo capitolo mi è piaciuto, ma non tanto quanto mi è piaciuto il secondo, proprio per il diverso grado di immersione e anche per la grandezza e la vividezza dei colori sul grande schermo (che pure era quello di un cinema di paese e non una sala di alto livello di un multisala). Le storie sono molto carine in entrambi i film, ma il livello di trascinamento nella storia per me è stato superiore nel secondo episodio.

Spider-man un nuovo universo

In questa origin-story del personaggio di Miles Morales, a New York questo giovane portoricano sta cercando di ambientarsi nella nuova scuola privata a cui i suoi esigentissimi genitori lo hanno iscritto e affrontando l'adolescenza ricercando la compagnia dello zio artista (così diverso dal padre che invece è poliziotto), quando viene morso dal classico ragno velenoso. Ma, attraverso un simpatico gioco di presentazioni, che si ripresenterà costante in tutti i 257 minuti che compongono la dilogia finora prodotta, dovuto alla natura stessa di un film ambientato in un multiverso, scopriamo che prima di Miles in realtà c'era già un Peter Parker che era lo Spider-man ufficiale di questo mondo.

Poco dopo aver scoperto i propri super poteri, Miles si ritrova faccia a faccia con Peter-spiderman, che ne riconosce i poteri-ragno e gli promette di aiutarlo a gestirli, mentre è intento a cercare di bloccare un acceleratore di particelle che Kingpin vuole usare per entrare in altri universi paralleli. Nello scontro con gli scagnozzi di Kingpin, tra cui Prowler e Goblin, quest'ultimo spinge Peter nel flusso di particelle dell'acceleratore acceso, provocando tre effetti: si genera un'esplosione durante la quale Spider-man viene ferito, si sono generati dei buchi spazio-temporali che porteranno in questo universo alcune spider-persone provenienti da altri mondi, Peter-spiderman chiede a Miles di finire il lavoro di distruzione del progetto di Kingpin poco prima che quest'ultimo lo finisca.

Miles si ritrova così solo a imparare a gestire i suoi poteri e a portare a termine la missione affidatagli da Peter, finché non incontra gli altri Spider- arrivati dalle altre dimensioni.

E questi Spider-personaggi sono una bomba! Riprendono vari stili di fumetto (dal manga ai Looney Tunes passando per il noir) e hanno caratterizzazioni, storia pregressa e poteri unici, anche se non c'è troppo tempo per approfondirli tutti. Il focus è su Miles e Peter B. Parker.

L'animazione è favolosa come era stato profetizzato: ha molti tratti fumettistici e psichedelici, che sono freschi e originali. Mi sono piaciute moltissimo le apparizioni in certi momenti specifici dei classici riquadri di testo dei fumetti per mostrare il sovraffollamento dei pensieri di Miles oppure delle onomatopee.

La storia è carina: è sia una storia delle origini, quindi parecchio incentrata sull'introdurre i personaggi e su mostrare Miles alle prese con il classico apprendere come si gestiscono i poteri, sia un pochino racconto di formazione, perché si parla di un adolescente che evolve, ma non è il solo personaggio a maturare. Il tutto è affrontato con grande leggerezza, con una comicità efficace ma moderata e condita di abbastanza azione: quando Miles è pronto a "sentirsi" uno spider-man, la dimostrazione dei suoi poteri è visivamente bellissima.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

Spider-man: across the spider-verse

La storia prosegue 18 mesi dopo la risoluzione della prima avventura: Miles ora è il solo spider-man del suo universo e deve orientare la sua futura carriera scolastica tra i mille impegni da super eroe. Il film però parte da un'altra protagonista-ragno, ovvero Gwen Stacy, incontrata nel primo capitolo, che viene reclutata da una squadra di spider-eroi provenienti da innumerevoli mondi paralleli, che sembrano proteggere le trame di questo enorme multiverso. Senza addentrarci di più nella trama, anche Miles sarà coinvolto nelle vicende, avendo l'opportunità di visitare altri universi e di incontrare altri eroi dotati di poteri simili ai suoi.

Rispetto al primo episodio non sono dunque personaggi di altre terre ad arrivare in quella di Miles, ma piuttosto il contrario. Cambia leggermente anche il tono, soprattutto in alcuni momenti del film, divenendo leggermente più cupo. Intendiamoci: le risate sono assicurate, ma le tematiche diventano più gravi a mano a mano che si progredisce nella trama, entrando in gioco il futuro dei cari che fanno parte della vita delle spider-persone e anche la stabilità stessa dei mondi.

Assistiamo anche a un maggior approfondimento di alcuni personaggi, ma non di tutti (il film, del resto, è molto più lungo del primo, ma non abbastanza per scendere nei dettagli con tutti i numerosi eroi): Miles e i suoi genitori, Gwen. I nuovi spider-eroi sono solo introdotti o accennati. Anche stavolta si sono sbizzarriti a creare personaggi originali e persino molto divertenti, ponendo l'accento quasi sempre su caratteristiche da caricatura. Ero stata informata prima della visione dell'esistenza di un personaggio che avevano impiegato tre anni ad animare completamente, per via del suo essere fatto "della stessa materia di cui sono fatti i graffiti", con ogni graffito animato in maniera autonoma: un risultato visivamente molto riuscito e bello da vedere. Anche il primo piccolo avversario che si incontra all'inizio del film, un avvoltoio disegnato come se fosse un modello leonardesco, ha una grafica e un'animazione che mi hanno fatto impazzire dalla contentezza.

L'animazione supera quella del primo film. C'è stato tanto lavoro dietro questo progetto e si vede sia nella tecnica animata, sia nella sceneggiatura, che è coerente, ben scritta, evolve verso un climax di tensione emotiva, avvincendo completamente lo spettatore e poi lasciandolo sospeso con aspettative altissime: infatti sono rimasta interdetta quando la vicenda si interrompe a metà. In teoria lo sapevo, dovevo averlo letto o sentito da qualche parte, perché l'annuncio al termine dei titoli di coda del prossimo capitolo, intitolato Beyond the Spider-verse, mi è suonato familiare. Non di meno, sono rimasta spiazzata e ne avrei voluto ancora, ne avrei voluto di più.

Il film dura due ore e un quarto (35 minuti oltre la durata del primo film), che, con onestà, devo dire di non aver sentito, arrivando alla conclusione pensando "ma come? è già finito?", tranne che in una parte: il discorso di Rio, la madre di Miles, al figlio. Sia per la lunghezza del discorso, sia per un paio di pause che si sentivano (insolito in un film d'animazione), anche se capisco che questo dialogo e l'analogo col padre servissero a enfatizzare il rapporto coi genitori ai fini proprio dell'evolversi della trama, è stato il solo momento in cui invece ho pensato "ma quanto ci mette? quando finisce questa scena?". Inoltre la mia mente continua a cogliere collegamenti sia con Beau ha paura, sia con Lo faccio per me, anche se per fortuna la sfumatura "madre castrante" è stata presto spiazzata da "madre comprensiva, sebbene un filo ansiosa e attaccata al figlio". A me sembra in atto una rivoluzione nel modo di rappresentare gli affetti: costruire figure genitoriali che siano al tempo stesso centrate ed equilibrate, ma anche in grado di mostrare le difficoltà che si trovano davanti i genitori a crescere dei figli, cosa che giustifica eventuali eccessi, prendendo anche un pelo in giro i loro difetti, che è normale e più che accettabile che abbiano, poiché esseri imperfetti come siamo tutti, ma pieni di buona volontà e spesso di precetti. Chapeau. Questo è un modo realistico e non affettato (sì, sto lanciando una frecciatina a Un mondo misterioso), ma neppure tossico per forza, di gestire il rapporto figli-genitori, una strada che possa anche essere un esempio, perché insegna qualcosa che le vecchie generazioni non erano in grado di fare: dialogare con gli altri esseri umani per spiegare come si sentono.

Riguardo al cattivo, questo passa da essere una macchietta (era doveroso dirlo così) a un villain piuttosto complesso da gestire: il suo evolversi si rispecchia anche nell'aspetto fisico. Non ha però un minutaggio molto alto, anche se viene tratteggiato chi era prima, come diventa quel che è e quali sono i suoi propositi e le sue motivazioni.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐⭐

In conclusione di tratta di due prodotti estremamente ben fatti, molto al di sopra dei film supereroistici che escono abitualmente da qualche anno a questa parte: sono ben scritti, hanno trame avvincenti (nel secondo film più ancora che nel primo) e fresche, sfruttano tecniche ultra moderne di animazione (e sempre di più mi viene da domandarmi perché la Disney si ostini a fare reboot in live-action quando ormai le tecniche animate offrono la possibilità di fare molte più cose rispetto alla CGI, con risultati molto più gradevoli in termini estetici e anche di credibilità). I personaggi sono piacevoli, le loro storie mi hanno appassionata e non vedo l'ora di tornare al cinema a vedere Spider-man: Beyond the Spider-verse.

giovedì 8 giugno 2023

La fine di un'era: il terzo e ultimo volume di Jams Gunn per i Guardiani della Galassia

 I primi due film della trilogia dei Guardiani mi sono piaciuti mediamente più degli altri film della Marvel per il loro brio, la loro buona scrittura e regia, anche se avrei dovuto fare un piccolo rewatch prima di tornare in sala perché non ho ricordi così nitidi di tutte le scene.

In questo terzo capitolo i fatti riprendono dal post Avengers End Game e da dopo lo speciale natalizio uscito solo su Disney Plus e che ancora non ho visto. Per coloro che sono fan del franchise nulla di strano: sono tutti al corrente di qual è la posizione del film nella storia e anche che questa pellicola rappresenta l'addio del regista della trilogia, James Gunn, al progetto, per essere stato cacciato dalla Disney ed essere diventato nel frattempo il direttore creativo della casa concorrente DC.


Per tutti coloro che non conoscono le dinamiche, invece, e che magari si erano visti solo Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia Volume 2 (questo lo do per scontato, poiché è sensato vedere la conclusione di una trilogia se si sono apprezzati i primi due capitoli, ma su questo tema è bene che non predichi nulla dopo quel che ho fatto con Fast X), potrebbe essere più complesso orientarsi e proverò a introdurre dei raccordi con gli altri prodotti che ho visto (che non esauriscono in realtà l'ampio catalogo cinematografico della casa fumettistica).

Questo cosiddetto "universo cinematografico condiviso" potrebbe far impazzire, in un senso o nell'altro: ha sicuramente i suoi detrattori, che odiano dover vedere ogni singolo prodotto saltando da film dedicati ai singoli o congiunti e serie-tv o dover fare dei "ripassi" per prepararsi alla visione delle nuove uscite, mentre per altri la condivisione potrebbe proprio essere il "sugo" del progetto creato dalla Marvel.

Io mi colloco un po' fuori dalle due fazioni e sulla inter-relazione faccio abbastanza spallucce: il mio ordine di visione dei prodotti MCU è stato sostanzialmente Iron Man, Iron Man 2 (visti a casa come maratona per andare al cinema a vedere il terzo nel 2013, cosa che poi non ho fatto), Avengers Infinity War (2018), gli altri senza nessun ordine preciso, compreso vedere Captain America e Spiderman 2 prima di Captain America e Spiderman 1 e così via. Seguo molto il mio umore nella scelta di cosa guardare. Certo, non sono in grado di comprendere tutti i collegamenti, le citazioni e gli antefatti, ma, generalmente, la trama si riesce sempre a seguire sufficientemente e valuto ogni singolo film in modo indipendente. Confesso, inoltre, che è stato Infinity War a farmi un po' appassionare alla serie e forse non avrei visto molto altro se avessi dovuto diligentemente seguire l'ordine cronologico, oppure se come terzo film avessi beccato qualche prodotto meno avvincente o scritto in modo peggiore. I prodotti che sono seguiti successivamente, in effetti, non mi sono piaciuti tanto quanto Infinity War, a partire dal suo sequel, che mi ha lasciata abbastanza fredda e delusa. A tutt'oggi non ho ancora mai visto il terzo Iron Man o i primi due Thor, per non parlare di Civil War o del primo Black Panther (che dopo il sequel non ho tutta questa tentazione di recuperare) e nemmeno un Antman, per non parlare di quasi tutte le serie tv a eccezione di WandaVision, Loki e Moon Knight (e metà She-Hulk che non credo porterò mai a termine).

Questa digressione per rassicurare che si può anche saltare qualche passaggio senza sciuparsi la visione del film successivo (seguite la mia filosofia e non ve ne pentirete), ma anche per avvertire chiunque mai approcci questo articolo senza aver visto tutto quanto uscito precedentemente in casa Marvel che se si vuol essere sicuri di capire tutto quello che succede in Guardiani della Galassia Volume 3, o anche solo la trama spiegata da me medesima, si dovrebbe aver visto almeno i due film precedenti dei Guardiani e i due ultimi Avengers (per vedere i quali occorrerebbe aver visto i due precedenti e -credo- Captain America: Civil War, per i quali probabilmente sarebbe stato utile vedere anche i film sui singoli personaggi, quindi in buona sostanza tutto quello che è uscito al cinema). 

Aver perso la visione di Avengers Infinity War Avengers End Game, infatti, significherebbe comunque non capire come mai la ragazza verde, Gamora, innamoratissima del protagonista, Peter Quill (in arte Star-Lord) in Guardiani della Galassia Volume 2 ora sia ostile, non più nella squadra e anche piuttosto diversa dal personaggio precedentemente incontrato; né capire perché Peter sia inconsolabile o perché invece Nebula ora faccia parte della comitiva. Invero, Peter in una scena racconta a mo' di telenovela gli antefatti a un altro personaggio, ma dalla spiegazione artefattissima non mi è sembrato che si potesse davvero cogliere il dramma di cosa aveva significato per lui perdere l'amore della sua vita per mano di Thanos (il cattivo supremo dietro alle trame dei primi dieci anni del MCU) e poi ritrovarsi davanti una sua "variante multiversale" (un'altra Gamora proveniente da un universo parallelo nel quale è alleata del padre putativo), in quanto riportata indietro da un'altra variante di Thanos stesso.

Dopo le vicende della "Saga dell'infinito", Thor si era unito ai Guardiani per poi separarsene in Thor: Love and Thunder. Questa parentesi passeggera, però, è abbastanza isolata e irrilevante, dunque quasi "saltabile", salvo non capire dove si è nascosto Thor se lo spettatore aveva fatto almeno la fatica di vedere Avengers End Game.

Non basterebbe comunque essersi presentati puntuali in sala per ogni uscita: servirebbe anche essersi abbonati a Disney Plus per vedere il mediometraggio natalizio dei Guardiani, poiché credo che il "nuovo" personaggio del cane (Cosmo) salti fuori in quel prodotto lì. 

Diciamo che almeno i primi quattro film elencati (quelli in grassetto) servirebbero davvero, poi sul resto ci si può arrangiare, come me, che sono rimasta cinque minuti a chiedermi come avessi fatto a dimenticare l'esistenza di una Laika parlante e telecinetica (sempre Cosmo, che se non si fosse capito mi aveva lasciata spiazzata).

Compresi tutti i collegamenti con le puntate precedenti, ritroviamo i nostri (Peter, Rocket, Groot, Drax, Mantis, Kraglin, Nebula e -devo farmene una ragione- pure Cosmo) in una fase di relativo relax (come già detto Peter è disperato e passa il tempo a ubriacarsi) presso il loro quartier generale di Knowhere, quando all'improvviso subiscono un attacco di un personaggio dorato e misterioso che vuole rapire Rocket. Questo personaggio, Adam Warlock, è estremamente forte e mette in seria difficoltà il gruppo, finendo per ferire mortalmente proprio il procione. Credo sia bene avvertire subito che il trailer del film ha innescato un gioco perverso con lo spettatore: l'aspettativa per tutto il film è che uno o più personaggi della squadra ci lascino le penne. E il film minaccia di continuo di far accadere quanto il pubblico teme, facendolo restare in tensione quasi costante per due ore e mezza.

Adam infine viene fermato e, a sua volta, ferito da Nebula, ma riesce a fuggire. Scopriremo in seguito che lui e sua "madre" avevano ricevuto il mandato di catturare Rocket per riportarlo dal sadico Alto Evoluzionario, creatore, in una serie di esperimenti, del loro popolo e dell'evolutissimo Rocket, di cui vuole studiare lo sviluppato cervello per lo scopo ultimo suo e della sua fondazione, l'Orgocorp: creare la razza perfetta.

Rocket è così grave da richiedere un intervento d'urgenza, ma non può essere operato perché, all'epoca degli esperimenti che lo trasformarono da cucciolo di procione a essere più intelligente dell'universo, gli fu anche impiantato un dispositivo che l'avrebbe ucciso in caso di "manipolazione" da chiunque non possedesse la password per sbloccare il congegno. Parte dunque la missione di salvataggio di Rocket dalle grinfie della morte, andando a recuperare il codice di sblocco alla sede della Orgocorp.

Questa è la trama del film, lineare e pulita, salvo la defaiance poco credibile di Gamora e quanto può essere stata naïve, proprio lei, a farsi tracciare dagli inseguitori dei Guardiani. Già, perché il contatto (telefonatissimo) di Nebula per infiltrarsi alla Orgocorp non è altro che la scusa per riportare in gioco la ragazza in verde, che ha, stavolta, delle caratteristiche di contrasto che sono abbastanza interessanti. Anche il ruolo di Adam Warlock alla fine del film è piuttosto telefonato, ma la sua evoluzione è simpatica, così come sono discretamente condivisibili, anche se con un po' di dispiacere, le scelte che Gunn opera per far concludere le vicende dei personaggi del team. Da dire che qualche finestra lasciata aperta c'è, anche se, senza il suo regista al timone, non so quanto senso avrebbe andare avanti. Forse anche James Gunn spera, tutto sommato, di tornare un giorno a dirigere questi personaggi?

Ho trovato il film molto apprezzabile. Ha molte delle caratteristiche che avevano i precedenti film: belle scene da guardare (per esempio quella in cui sono nelle tutine da power-rangers e volano nello spazio), scelte registiche sempre di alto livello visivo, fantastiche scene di combattimento, sempre chiare e ben coreografate, discreta scrittura, con un occhio di riguardo per i personaggi, davvero curati nelle loro caratteristiche emotive. Durando, però, due ore e mezza (ovvero un quarto d'ora in più del precedente e mezz'ora più del primo) ci sono, ogni tanto, delle lungaggini (il fatto che sia l'addio te lo fanno proprio sentire), che un pochino mi hanno pesato. Dal punto di vista del ritmo non regge, per me, quello del film originale. Mi sentirei, comunque, di rivedermeli tutti e tre insieme, non appena anche l'ultimo arriverà sulla piattaforma a cui m'è toccato abbonarmi, prima di dare un giudizio definitivo sul mio ordine di preferenza di questi capitoli (soprattutto perché questo film credo vada rivisto senza l'ansia di sapere cosa toccherà in sorte ai protagonisti).

Di sicuro questa saga ha un quid in più rispetto a tutto il resto: è mediamente scritta in modo migliore, molto più accurata, con meno giustificazioni tirate per i capelli sul perché quel determinato potere/oggetto/personaggio di cui erano già a conoscenza è stato tirato fuori solo in quel momento in cui, per l'appunto, tornava bene per la trama o andava introdotto un elemento di novità (si veda Captain Marvel, che Nick Fury conosceva già, ma che ha chiamato solo mentre si stava dissolvendo, o l'assurdità degli Eterni che non mi vanno né in su né in giù, o Thor, che non aveva mai pensato di chiamare altre divinità o di utilizzare il norreno Bifrǫst fino a Love and Thunder, eppure li doveva conoscere anche prima). I personaggi sono originali, coerenti con sé stessi, approfonditi, in evoluzione. L'azione c'è ed è divertente. Le battute sono presenti, alleggeriscono certi momenti senza mai essere volgari, esagerate o fuori luogo, anche perché fanno parte della stravaganza dei personaggi, mentre mal si addicono ai supereroi possenti e seriosi (si sta sempre parlando di Thor, che nei due film di Taika Waititi sembra snaturato rispetto al personaggio che avevo visto negli Avengers, dove trovavo assolutamente sensato si comportasse in modo degno della sua casata e del fatto di essere una divinità e non uno scaricatore di porto).

Le vicende in questi film sono interessanti, anche divertenti e più sopra le righe rispetto ai classici film di supereroi, anzi i Guardiani sono più anti-eroi, un po' arrangiati, ma molto umani (il che li fa entrare subito in sintonia con lo spettatore). Il legame che li unisce, la loro simbiosi, l'unicità dei loro poteri, che fa sì che si possano amalgamare in una vera squadra, rende il team altamente affezionabile. Traspare molto amore nelle loro dinamiche e forse è proprio quello che il regista ha nutrito per loro.

In conclusione: consiglio sinceramente la visione della saga e anche di quest'ultimo capitolo (pure se non siete in pari con la cronologia Marvel), che giudico non il migliore dei tre, ma comunque di grande livello ⭐⭐⭐⭐

mercoledì 23 novembre 2022

Black Panther è morto, viva Black Panther

 Piccola premessa: non ho mai visto il primo film di Black Panther (non sono mai stata particolarmente invogliata a farlo, avendone sentito parlare maluccio), e mi ero riproposta di recuperarlo per andare a vedere il sequel, ma non c'è stato tempo. Nonostante non conoscessi i personaggi principali e gli eventi del primo film, avendo visto gli ultimi due Avengers, qualche concetto era noto e si entra abbastanza bene nella storia. In sostanza si riesce a seguire lo stesso.


 Come noto, l'attore Chadwick Boseman, che interpretava proprio il supereroe protagonista del primo film, è morto due anni fa di cancro del colon, all'età di 43 anni. La tragedia è stata affrontata nella pellicola sia dal punto di vista della trama, che riprende la realtà, poiché il film si apre proprio con l'imminente morte del re a causa di una non precisata malattia, mentre sua sorella prova affannosamente a salvarlo, anche se non ci sono speranze, rinunciando però a stargli accanto alla fine (cosa di cui naturalmente si pentirà), sia in omaggi offerti all'attore e al personaggio sul finire del film. Questa morte e il modo in cui i personaggi si rapportano con essa e con l'eredità di Re T'Challa è il perno su cui si sviluppa il film: la madre, la sorella e il resto del Wakanda cercano un modo per governare e proteggere il regno dal mondo esterno, che vuole ancora e sempre appropriarsi della loro risorsa esclusiva, il vibranio, fonte di una tecnologia estremamente evoluta. Si scopre però che il vibranio è presente in realtà anche altrove. Un'enfant prodige, che a tre anni costruiva robot e che ora è al college, ha infatti costruito per un progetto scolastico l'unico rilevatore in grado di rintracciare la preziosa risorsa per terra e per mare. Suona insensato perché lo è. Gli USA prendono il rilevatore e beccano una fonte di vibranio in qualche oceano, ma cercando di appropriarsene, tirano fuori dal proprio nascondiglio un nuovo popolo antichissimo che abita sott'acqua e che basa la sua vita sul vibranio, proprio come il Wakanda. Il leader di questo popolo, Namor, intende muovere guerra al Wakanda (e poi al resto del mondo) se la regina in carica, Ramonda, non proteggerà il segreto sull'esistenza del suo popolo.

 Ero giunta prevenutissima in sala, anche solo per le due ore e 40 minuti di durata, che per un film d'intrattenimento (ma anche in generale) è troppo: non so come farò a vedere Avatar 2 che durerà 190 minuti...Inoltre avevo sentito dire che fosse lento e noioso. Partiamo proprio dalla durata e dal ritmo, che secondo me incidono molto sulla godibilità di un film. Posso dire che m'aspettavo peggio: è scorso abbastanza bene, rallentando un po' nei momenti di dialogo quando sono troppo lunghi e fini a sé stessi (leggi "l'ennesima volta che rimuginano sulla morte di T'Challa"), ma in generale gli avvenimenti si susseguono abbastanza fittamente. Posso dire di non aver sofferto sulla sedia come mi era capitato in altre occasioni (l'ultima Amsterdam, che forse mi condiziona tanto sul giudizio in questo caso specifico, ma potremmo citarne diverse, Il filo nascosto, Transformers 5, etc).

 Passando alla trama, invece, siamo al disastro: tutta la parte riguardante questa ragazzina super intelligente, Riri, che sbuca fuori all'improvviso e sa replicare le tecnologie Stark, ritirando fuori il fantasma di Iron man è ridicola e l'ho odiata (ignoro se sia gestita così anche nei fumetti). Tra l'altro sia la nuova Ironheart, sia la nuova Black Panther (perché ci fanno aspettare due ore, ma tanto si sapeva che sarebbe risaltata fuori, chiamandosi il film Black Panther 2) non sono credibili: nascono già imparate, sanno già usare tutte le abilità e tutti i poteri alla perfezione al primo tentativo. Non c'è il classico approfondimento da origin story! Ma poi, se alla Marvel manca un Iron man, lo faccia risuscitare piuttosto: questo personaggio non ha credibilità ed è pure antipatico. Probabilmente manca il tempo di gestirla bene perché, come al solito, c'è troppa carne al fuoco. Ruri non è il solo personaggio antipatico: Shuri, la sorella di T'Challa, anch'essa super intelligente e superdotata, ma che non crede in sé stessa, è lagnosa e sembra un personaggio debole finché non si trasforma in Black Panther, quando sembra rinnegare ogni caratterizzazione precedente e diventare tostissima. E purtroppo è proprio la protagonista! D'altro canto mi è piaciuta molto la recitazione della sua attrice, Letitia Wright, molto credibile, e anche quella di Lupita Nyong'o.

 Di altre cose ridicole che accadono ce ne sono tante: penso alla cassa funeraria di T'Challa, tirata su come se fosse senza peso; agli scafandri che non si sa perché un popolo che cerca di restare nascosto dovrebbe avere pronte per consentire visite guidate a estranei; alla, per l'appunto, "visita guidata" del mondo sommerso di Talocan che sembra un video-spot di un'agenzia di viaggi per venderti una vacanza; alla goffaggine dell'agente della CIA, che pare un novellino (e, se vogliamo dirla tutta, il suo personaggio è assolutamente inutile, svolge una sola funzione all'inizio, dopodiché non entra nella storia, la sua vicenda è praticamente parallela, ma volevano mettere in cast anche lui)...e altre cose che fanno percepire quanto poco sia curata la sceneggiatura (pretendono di inserire di tutto un po', per accontentare tutti, e non riescono a dare giusto peso a niente). La sceneggiatura verte poi su un'altra cosa assurda: questo popolo pretende con la forza che il Wakanda lo aiuti a non far scoprire il suo vibranio al resto del mondo, sennò gli muove guerra. Niente ha senso in questo: se vuoi un'alleanza perché non me lo chiedi con educazione, mostrandomi quale sia anche il mio interesse ad aiutarti? Se invece sei capace di distruggermi, allora puoi distruggere anche gli altri invasori, quindi risolvitela da solo, senza chiedermi protezione, tanto il vibranio ce l'hai pure te. Perché non te la prendi da te la studentessa, visto che i tuoi scagnozzi erano già nel posto giusto al momento giusto (potevano nascondersi, pedinarla e aspettare che non ci fosse nessuno)? Perché non la sfrutti invece di volerla uccidere? Perché mi dai una conchiglia da usare per chiamarti se poi non aspetti che io la usi per venire a prenderti la ragazza (spreco di oggetti scenici e di scene proprio)? Sai già che non lo farò?

 Non è perché sono abituata al fatto che ormai scrivano con i piedi tutto, che me lo posso far andare bene. E non è giustificabile che ogni volta scrivano cose senza senso: i film possono essere spettacolari anche se chiamano degli sceneggiatori capaci a scriverli.

 E propriamente spettacolare, questo film, non è: ha delle scene action che non sono proprio indimenticabili e spesso, tra l'altro, poco illuminate, non solo sott'acqua, ma anche, per esempio, sulla scena iniziale della nave.

 Comunque complessivamente è un film abbastanza godibile, scorre e un po' d'azione c'è. Fa il suo, non egregiamente, ma il tempo lo fa passare: bisogna solo spegnere il cervello.

Cosa mi è piaciuto: ritmo (per lo meno "succedono cose"), interpretazioni

Cosa non mi è piaciuto: la trama non ha senso; personaggi poco credibili; fotografia buia, poco chiara; poco spettacolare, non emoziona

Giudizio: film d'intrattenimento mediocre con la classica sceneggiatura scritta coi piedi (tanto ultimamente sono tutte così, non c'è più gusto a produrre belle cose fatte bene, basta solo che la major di turno ci guadagni) ⭐⭐

domenica 7 agosto 2022

Il quarto capitolo di Thor: amore, tuono, (non) risate e dramma


Sarò sintetica e spietata.

Non m'è piaciuto.

Visto che il film non si prende sul serio abbiamo ritenuto giusto non farlo neanche noi

Ok, non sono una fan del MCU.

Ok, non m'era piaciuto nemmeno quello prima (Ragnarok), ma non perché per me devono essere per forza seri, anzi i film di supereroi devono essere divertenti e di intrattenimento. E non è che faccio il confronto coi primi due capitoli perché non li ho visti.

In questo caso mi sono contrariata subito alla prima scena, quella in cui è presentato il personaggio di Christian Bale, il cattivo, il Macellatore di dei. Era un'idea interessante, drammatica, molto bella. Ma è stata gestita in modo troppo rapido e volutamente demenziale, che, per quanto mi riguarda, l'ha sminuita. Hai Bale, il miglior caratterista del nostro tempo, un attore eccezionale. Puoi rendere spessore e drammaticità, grandezza al personaggio. Ma preferisci limitarti a farlo funzionare, a essere credibile, altrimenti conferisci un'aurea eccessivamente seria al film.

Il film si apre con Gorr, ultimo sacerdote e credente del dio Rapu, e la figlia nel deserto che pregano il loro dio di salvarli, ma le loro richieste restano inascoltate e la bambina muore. Gorr si trascina fino a un'oasi dove incontra proprio Rapu, che ride del credo degli umani che esista un premio promesso per le sofferenze terrene. Sentitosi preso in giro dopo la devozione e i patimenti di tutta una vita e scoprendo che dunque gli dei non sono degni di essere adorati, poiché non possiedono né la morale che gli è attribuita, né alcun interesse per le vite dei propri fedeli, Gorr riesce a sottrarre a Rapu la Necrospada, in grado di uccidere gli dei immortali, e si vota alla missione di uccidere tutti gli dei, partendo da Rapu. Da qui la sua missione, che lo porta a scontrarsi anche con Thor, che dopo essersi separato dai Guardiani della Galassia, è venuto a conoscenza dell'esistenza di questo Macellatore di dei. Parallelamente si intreccia la vicenda di Jane Foster, da cui Thor si era lasciato 8 anni prima, che è diventata una scienziata di grande successo, ma adesso è al quarto stadio di un cancro. Jane, studiando un modo per guarire si reca a New Asgard, governata da Valchiria, dove giace il Mjolnir di Thor, fatto a pezzi in Thor:Ragnarok da Hela. Il martello in presenza di Jane si ricompone e la trasforma nella Potente Thor. Una volta riuniti insieme tutti i personaggi, questi cercano un modo di sconfiggere Gorr, ricercando l'aiuto di una serie di altre divinità di cui scopriamo l'esistenza.

Per quanto abbia apprezzato in una certa misura l'irriverenza con cui il film si beffa del "Divino" e colto l'atavica riflessione sul fatto che se un dio esiste deve essere o cattivo o indifferente alle disgrazie degli uomini, per quel che mi riguarda il film è stato un "cinegelato" (perché è uscito a luglio e non a dicembre), per il quale, dato l'uso che è stato fatto del cast, poteva essere speso meno. Certo il budget è stato ben speso in effetti visivi e speciali. Scene in bianco e nero bellissime. Spettacolari i combattimenti. Ma questo nessuno lo dubitava, ci mancava solo non fossero stati belli gli aspetti tecnici.

Però non mi è bastato. Troppe battute tristi. Attori abilissimi a cui tocca rendere troppo ridicoli i propri personaggi, specialmente Hemsworth e Portman. Thor proprio sciupato, non ha niente di epico. Se deve fare una scena più seria non è più credibile e quindi risulta fuori contesto. Bel ruolo nella parte drammatica quello di Natalie Portman, però anche in questo caso, come per il villain, poco approfondito e questo è un gran peccato. Per me è stato sprecare sia l'opportunità di gestire una tematica dolorosa e complessa (lottare contro il cancro restando sé stessi e vivendo al massimo fino all'ultimo senza farsi vincere dalla malattia), sia la grandezza dell'attrice, stupenda comunque nelle scene che ha girato, alternando comico e dramma, ma a cui non è stato dato spazio sufficiente. Un po' amaro anche quanto deciso per la storia. Un cast sprecato insomma. Anche il povero Russel Crowe è stato relegato a un ruolo buffonesco, votato certo a illustrare quanto meschine e inutili siano le divinità, dando così, però, ragione al povero Gorr, che dovrebbe essere ringraziato per liberarci da questi gradassi cialtroni.

Cosa mi è piaciuto: recitazione, effetti visivi, scene di combattimento, Bale +++, Portman ++++

Cosa non mi è piaciuto: la scrittura (battute, costruzione dei personaggi e delle loro dinamiche)

Giudizio: ⭐