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martedì 6 febbraio 2024

Waiting Academy Awards: Maestro di Bradley Cooper

 Bradley Cooper torna una seconda volta alla regia nel lungometraggio Netflix Maestro, dopo A star is born. Il film è candidato a sette premi Oscar, tra cui miglior film, sceneggiatura originale e sonoro.


Si tratta della storia del maestro d'orchestra e compositore Leonard Bernstein (interpretato sempre da Cooper), dagli esordi giovanili all'età matura, passando per il suo matrimonio con l'attrice Felicia Montealegre (Carey Mulligan), la crisi di questo per le relazioni extraconiugali omosessuali e, infine, il lutto per la morte della moglie, che si ammala di cancro.

Questo film, che dura la bellezza di due ore e dieci minuti, non mi è piaciuto granché e mi ha annoiato tantissimo nella sua parte centrale (ancora una volta fatta di eccessi, alcol, sesso, etc, tutte cose di cui sono stufa).

La parte iniziale l'avevo gradita e mi sono divertita molto nella scena-musical che descrive l'indole di Bernstein nella composizione (di musiche per teatro, ma anche per Fronte del porto o West Side Story), malgrado fosse spinto verso la direzione: credo sia la parte che ho preferito anche per la tematica. Il maestro sentiva di non poter scegliere tra le molte anime che possedeva e provò a portare avanti tutti i suoi impegni e le sue inclinazioni per tutta la vita. È stata bella anche l'introduzione nelle vicende in medias res, con la chiamata all'ultimo per sostituire un collega, evento che lo farà scoprire proprio come direttore d'orchestra, e quell'ingresso nella sala concerti. Questa capacità di concentrare gli eventi scopare dopo questa prima parte e cambia totalmente il ritmo.

Il personaggio di Bernstein è anche scritto bene, è rappresentato in tutte le sfaccettature positive e negative, rendendolo dunque sì grigio, ma anche reale, tanto che, per oltre la metà del tempo, lo si odia un sacco, egoista e incurante dei sentimenti altrui, per quanto sotto pressione. Anche nella somiglianza (che dalla cancel colture in poi è considerata offensiva) i truccatori (altra nomination) hanno fatto un incredibile lavoro.

L'acme del film è la sequenza lunghissima in cui dirige la London Symphony Orchestra per sei minuti, performance a cui pare abbia dedicato sei anni di preparazione. Per quanto bella e per quanto Cooper abbia recitato benissimo (è poi arrivata la nomination a Golden Globe e Oscar, come del resto per Mulligan), io non sono stata così felice della sua durata.

Anche la terza parte del film mi è piaciuta abbastanza, affrontando la malattia di Felicia Montealegre, concedendo una grade opportunità (colta) a Mulligan e facendomi piangere come una vite tagliata per tutta la sua durata (argomento trigger). Le due performance attoriali mi sono piaciute, ma non al punto di considerarle favorite nella vittoria a marzo o di parteggiare per loro.

La lunghezza, però, complessiva e il tedio intermedio, fatto inizialmente di dialoghi pacati, che poi esplodono in vere liti (anche perché essere trattate così, proprio no!), non le ho proprio rette.

A essere sincera, la cosa che ho preferito di questo film è la sua fotografia, soprattutto nel bianco e nero, sempre curata nelle inquadrature e pulita. Anche Matthew Libatique si è preso la sua nomination, che è la terza, dopo Il cigno nero e (proprio) A star is born.

Giudizio: ⭐⭐⭐

lunedì 5 febbraio 2024

Waiting Academy Awards: ho recuperato Nimona

 Sabato sera in famiglia abbiamo guardato Nimona, su Netflix: il film d'animazione, uscito già nell'estate, dei registi Nick Bruno e Troy Quane. Si tratta di un adattamento da un fumetto di ND Stevenson, prodotto da Annapurna Pictures.


Si tratta di una storia ambientata in un mondo in cui un'antica eroina, Gloreth, sconfisse un temibile mostro, mille anni prima. Da allora gli abitanti vivono in una città entro mura difensive, che la separano dal pericoloso mondo esterno, popolato da chissà quali incubi, protetta dai cavalieri dell'"Ente", tutti discendenti di Gloreth. Cosa potrà mai andare storto in un posto in cui la paura del "là fuori" aleggia sugli abitanti e su chi li protegge?

Infatti, la storia vera e propria si apre quando sta per diventare cavaliere, per la prima volta dopo mille anni, un uomo che non è discendente di Gloreth, Ballister. Per una serie di eventi, che finiscono per accusare proprio Ballister, questo scappa e si unisce alla mutaforma Nimona: quale sarà il loro piano per dimostrare che Ballister è innocente? E il mostro, come ci insegna Il Gobbo di Notre Dame, è fuori o è dentro (in tutti i sensi)?

La storia ci è piaciuta tantissimo e in famiglia è pressoché un evento raro accontentare tutti e tre. Per quanto mi riguarda, la cosa ha del miracoloso, perché all'inizio non mi stava piacendo e mi sono ricreduta.

Parliamo prima di quelli che sono i difetti, secondo me, così ci leviamo il pensiero e passiamo alle cose belle.

1) La scrittura è immatura. La storia è molto originale e il plot twist iniziale te lo fa capire subito, ma inizialmente ho storto parecchio il naso su tre cose. 

La prima sono le battute. Alcune per me sono proprio bruttine e non mi fanno ridere; dopo l'avvio, si riprendono un po'. 

La seconda è come sono dipinti i "cattivi": quando nelle primissime scene i veri cavalieri fanno i bulletti con Ballister, mi si è accapponata la pelle per la faciloneria con cui sono stati descritti, completamente aderenti a un cliché. La caratterizzazione degli antagonisti segue questo andamento anche fino alla fine. La terza, che segue e chiude questo argomento, è che scopri subito il cattivo, che ha una discreta caratterizzazione iniziale, ma sul finale si rovina per aderire al messaggio che il film vuole dare, ma diventando molto forzato, poiché, per come è andata la vicenda, è assurdo che persegua nelle sue azioni e nelle sue idee così ottusamente.

2) I disegni non mi facevano impazzire, soprattutto all'inizio. Li ho un po' rivalutati e in alcune scene mi sono piaciuti anche parecchio, ma non sono del tutto soddisfatta. Il design di Nimona non mi piace proprio. Questi, comunque, sono gusti personali.

Finiti i difetti, per me, del film, posso parlare di quel che mi è piaciuto. La storia, a parte per quanto già evidenziato, è ben scritta e mi ha trascinato ed emozionata. Ha anche diversi colpi di scena che sorprendono. Le scene d'azione, invece, oscillano un po'. Sempre nella famigerata parte iniziale, ho trovato i ritmi fin troppo veloci, direi improvvisi; al contrario, da metà film in poi, li ho trovati molto più azzeccati e mi sono goduta le scene molto di più. L'animazione se la cava meglio, a parer mio.

Trovo, comunque, che la cosa più riuscita sia stata la capacità della scrittura di trasmettere dei messaggi molto belli, senza renderli troppo didascalici e non sto parlando di inclusione soltanto.

Mi piace tantissimo che la storia abbia mostrato le conseguenze della paura e della disinformazione (vogliamo chiamarla ignoranza?), che stanno alla base della discriminazione. Risuona moltissimo quanto ha scritto Tahar Ben Jelloun in Il razzismo spiegato a mia figlia. E mi piace moltissimo il messaggio che porta Nimona stessa in ogni sua scena: io sono me stessa, anche se cambio, anche se non mi identifichi bene e ti confondo. Io non posso essere definita in un modo unico, perché mi sminuirebbe; farebbe il contrario, non mi comprenderebbe mai per intero, quindi non pretendere di includermi in una categoria, perché è troppo poco e nessuna parola mi definisce del tutto. Questo messaggio si applica a molti contesti della nostra esistenza (non solo ai più evidenti temi sulla fluidità), mi piace tantissimo e sono contenta che un film lo abbia trattato in questo modo, comprensibile, ma non nozionistico.

"Ti vedono solo in un modo, per quanto tu possa provarci."

A questo punto ho moltissima voglia di leggermi l'opera originale, che è stata pubblicata in un volume da Bao Publishing, anche perché sospetto che potrebbe essere superiore al film.

Il film è stato nominato agli Oscar nella categoria animazione, ma dovrà vedersela non tanto con Elemental, quanto con Spiderman: Across the Spiderverse e, soprattutto, con l'ultimo film di Miyazaki, Il ragazzo e l'airone. Devo ancora vedere Robot Dreams, che, dunque, non so quanto forte possa essere come avversario.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

martedì 14 novembre 2023

Un noir gotico nel 2023 che convince: the Pale Blue Eye

 All'inizio dell'anno, proprio per la Befana, su Netflix è approdato un prodotto molto interessante e abbastanza raro da trovare: un mistery, una detective story, dalle tinte cupe e gotiche. Si tratta di The Pale Blue Eye - I delitti di West Point (come è stato aggiunto al titolo italiano) di Scott Cooper.


Il protagonista è Christian Bale, che con Cooper aveva già fatto altri due film, Out of the FurnaceHostiles. Stavolta Bale interpreta un solitario detective vedovo, August Landor, stroncato dalla fuga della figlia anni prima, che è chiamato a indagare sulla morte di un cadetto dell'Accademia militare di West Point, che -guarda caso- è l'Accademia in cui Edgar Allan Poe si arruolò nel 1830, sebbene per restarvi pochi mesi, a causa di liti col patrigno. Poe (interpretato da un bravissimo Harry Melling), in effetti, partecipa con Landor alle indagini sulla morte del primo cadetto, che ovviamente sembra un omicidio e che non sarà l'ultima.

Il film mi è piaciuto: ha una bella estetica gotica, costumi e scenografie molto curate, atmosfere cupe. Ambientato tra nebbie, neve e scene notturne, presenta molti elementi anche del gotico. Inoltre la presenza di Poe e i riferimenti alla sua vita e alla sua poetica lo rendono un regalo per i fan dello scrittore.

La storia gialla funziona e poggia anch'essa sul gotico. Ha alcuni interessanti colpi di scena, di cui uno inaspettato, almeno per me.

Giudizio: Giallo godibile, leggero, dalle atmosfere perfette per una bella serata autunnale o invernale, magari nella spooky season. Ottime interpretazioni. ⭐⭐⭐⭐

lunedì 10 aprile 2023

Tutti film d'animazione candidati agli Oscar 2023 (e il vincitore)

 Quest'anno sono riuscita a vedere entro la data della cerimonia tutti i cinque film d'animazione candidati agli Oscar.

💗 Il secondo film d'animazione che ho visto in sala è stato Marcel the Shell (with Shoes On), della casa di produzione A24. Si tratta di un mocumentary, un finto documentario, in tecnica mista, che vanta un'animazione così innovativa da non riuscire quasi a distinguere realtà e finzione. Marcel e la sua nonna sono conchiglie e vivono in una bella casa che prima apparteneva a una coppia. Quando la coppia abitava lì, Marcel e la nonna condividevano le loro vite con tutti gli altri membri della loro grande comunità, ma adesso sono rimasti da soli e devono arrangiarsi a cavarsela per procurarsi il cibo e tenersi impegnati. La casa è affittata da un documentarista, che comincia a riprendere la vita quotidiana di Marcel e a pubblicarla su Youtube, regalando al mollusco un'inaspettata e improvvisa celebrità.


 Marcel è timido, ma deciso: è una piccola conchiglia molto educata che soffre molto per la perdita della famiglia e ha tante premure per la sua nonna. La storia è molto dolce: col suo ritmo lento ci conduce a scoprire le emozioni e la tenacia con cui affronta la vita il piccolo protagonista, attraverso dolori, speranze, scoperte, lutti, amicizie, nuove conoscenze e ripartenze, perché la vita è in continuo cambiamento, ma non deve per questo spaventarci. L'ultima scena in cui compare nonna Connie è pura poesia.

Giudizio: Il film mi è piaciuto e mi ha commosso, ma non non mi ha travolta nell'emozione come mi sarei aspettata, rimanendo comunque carino e piacevole, anche se piuttosto lento. ⭐⭐⭐ 1/2


🤎 Del primo film Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio ho già parlato. L'avevo visto al cinema sul finire dello scorso anno e l'avevo veramente apprezzato, soprattutto per la tecnica d'animazione rivoluzionaria, temi non proprio semplici affrontati con efficacia e, soprattutto, uno degli antagonisti introdotto davvero bene e terrificante.


Tutti gli altri film d'animazione sono disponibili sulle piattaforme di Disney Plus e Netflix.

🟥 Red è l'unico film Disney candidato, ma è un film di Pixar. Il 61° classico, Un mondo misterioso, l'unica uscita tutta Disney del 2022, è passata sotto silenzio, inosservata e dimenticata dopo poche polemiche sulla eccessiva inclusione, tolta la quale non restava più molto altro nel film. Quindi solo il film Pixar rappresenterà agli Oscar la major Topoliniana.



Red è un film un po' più divertente e giocoso di Un mondo misterioso, ma non è un granché e, dal mio punto di vista, il lato più debole è l'età delle protagoniste: l'adolescenza. Se è vero che mancava un film animato per quel target di età, al quale di solito sono più indirizzati i telefilm e i film live action, è anche molto difficile identificarsi nella protagonista se si è più grandi o più piccoli.

La storia è infatti quella di Meilin, questa ragazzina di tredici anni cinese che vive con la sua famiglia a Toronto, dove gestisce un tempio dedicato al culto del Panda Rosso, che da sempre protegge la famiglia Lee. Meilin è una bambina di rara antipatia. Completamente sottomessa alla madre, è Miss Perfettini, tutta scuola e tempio: ottimi voti e pomeriggi passati a pulire e a lavorare con la madre nel tempio - davvero il tipo di bambina più comune da incontrare e con cui identificarsi, insomma. Coltivando i suoi rapporti umani solo a scuola, ha tre amiche del cuore che sono macchiette monodimensionali. L'estetica della sua amica vestita di rosa è orripilante, sembra un mostriciattolo. E colgo così l'occasione per parlare dei disegni; veramente brutti, ma tanto proprio.

La storia si sviluppa intorno al menarca di Meilin, che è un'ottima idea, non solo perché parlare di mestruazioni, cercando di rompere un tabù, è buono e giusto (anche se non è così esplicitato -il momento più chiaro è quello in cui la madre piomba a scuola gridando che la figlia ha dimenticato a casa il pacchetto di assorbenti che sta sventolando di fronte alla scolaresca, segno che invece di essere argomento segreto, è diventato un argomento comico-), ma perché dà il là al cardine della storia. Tutte le donne di quella famiglia, infatti, al menarca si trasformano in giganteschi Panda Rossi. Nell'omissione della madre, terribilmente castrante, che temeva di affrontare l'argomento con Meilin, oltre che nelle sceneggiate (come quella degli assorbenti), in cui, senza rendersene conto, mette in imbarazzo la figlia, abbiamo il ritratto perfetto di questa donna, che è riuscita a chiudere il suo passionale panda per sempre. Ma Meilin è di un'altra pasta e di un'altra generazione e forse non vuole rinunciare del tutto a quella componente di sé stessa.

Giudizio: il tema dell'accettare i lati di sé che non sono quelli amabili e ben voluti dalla società mi è piaciuto molto ed è un po' più movimentato dell'ultimo film Disney che avevo visto, ma non mi è parso granché. Bene provare a parlare dei cambiamenti che l'adolescenza porta, affrontandoli sia dalla parte dei ragazzi che da quella dei genitori, ma non è un tema universalistico. Disegni tra i più brutti che ricordi. ⭐⭐

🔴 Il mostro dei mari era un titolo che mi lasciava ben sperare: avventure su navi pirata, navigatori rozzi ed esperti del combattimento corpo a corpo con gigantesche piovre od orribili kraken, cuore in gola e cieli cupi di tempeste marine.


Macché. Questo lungometraggio (due ore!) di Netflix e Sony Pictures è un prodotto dei nostri tempi e non poteva neanche lontanamente avvicinarsi alla mia immaginazione: inclusione e scrittura di infimo livello, non è altro. 

La presentazione dei personaggi non c'entra niente con la trama successiva. I pirati (no, questi marinai non sono fuorilegge, ma bravi dipendenti della Corona, anche se l'aspetto richiama i protagonisti di Pirates of the Caribbean) cacciatori di mostri, varianti dei balenieri, hanno una bella estetica con uncini, gambe di legno, nasoni, bende sugli occhi e sono gagliardi e dall'aspetto minaccioso, ma sono scritti malissimo. Il capitano Achab non è coerente con sé stesso; prima uomo comprensivo, che dimostra affetto nei confronti del ragazzino salvato da un naufragio anni prima, simpatia per l'orfanella che si imbuca a bordo, poi prevale il far rispettare gli ordini, infine è avvolto da un cieco desiderio di vendetta, che non ha redenzione. Lo stesso l'ufficiale Sarah Sharp, che sembra molto rigida, poi non lo è. La protagonista, Maisie, è mostrata per la prima volta in un orfanotrofio, mentre racconta le storie dei feroci e valorosi pirati agli altri orfanelli (una sequenza piuttosto abbondante per non avere quasi alcuno scopo nelle vicende), prima di fuggire per imbarcarsi a bordo della Inevitabile.

E qui possiamo cominciare a parlare di inclusione: nel giro di pochi secondi a bordo della nave cacciatrice abbiamo ben due donne di colore, più un'altra ufficiale che ha l'incarico di far eseguire i comandi del capitano. Ma questa è una società in cui non ci sono neppure i bucanieri, quindi è una società molto avanti a livello di diritti sociali. Mi sono, dopo poco, domandata come mai una società così sviluppata non fosse anche animalista e cacciasse le creature del mare, belle o brutte che fossero. E infatti il tema del film è proprio questo: i mostri non sono cattivi. La pellicola si incentra sulla caccia alla Furia Rossa, un mostro orribile, ma non in quanto spaventoso, bensì per il design ridicolo, come se Nessie (di un rosso monocolore, senza nemmeno una sfumatura) avesse inghiottito una gigantesca tavola da surf; occhi e naso sono molto simili a quelli di Sdentato, ma l'effetto non è comunque positivo. Ma il peggior momento della scrittura è il finale: a un tratto si interrompe, non ha conclusione, lascia il destino dei personaggi a sé stessi. Non è specificato cosa ne sarà della bambina e del protagonista; non è ben chiaro il costo del patto con la strega; non sappiamo che destino attende i cacciatori di mostri, l'Inevitabile, Sarah, il capitano, che non si merita (ingiustificatamente) un contatto con i protagonisti, né una possibilità di cambiare idea, di redimersi.

Giudizio: va bene che essere animalisti è una bella cosa, ma un tema simile merita una scrittura migliore, non basta solo l'idea; inoltre i film d'animazione dovrebbero anche essere divertenti da vedere. Se un film ha un nome che promette avventure in mezzo al mare, mi aspetto che ci siano, che sia movimentato. L'animazione iniziale del mare era anche interessante, ma si perde nei disegni e nella scrittura. ⭐

❤ Infine l'attesissimo Pinocchio di Guillermo del Toro, vincitore del Premio Oscar, ennesimo adattamento della fiaba di Collodi. Diciamolo subito, della storia originale non ha praticamente nulla, sono rimasti Pinocchio, il Grillo, Geppetto e il pesce cane, ma servono a una causa superiore, quella antifascista.


Durante la Grande Guerra Geppetto perde il figlio Carlo sotto un bombardamento. Accanto alla tomba del figlio pianta un pino, da cui una sera, ubriaco, ricaverà il pezzo di legno che sarà Pinocchio. In un buco nella corteccia si era appena trasferito il grillo Sebastian, che continuerà a vivere in quel buco, adesso in mezzo al petto del burattino, a cui uno strano mostro e strani spiriti daranno la vita. Pinocchio sorprende il suo ignaro neo-babbo e si dimostra indisciplinato e naive nei confronti del mondo esterno. Oltre a non conoscere niente della vita, è spinto a obbedire solo ai suoi istinti del momento e attirerà presto le attenzioni di molta gente problematica, in grado di raggirarlo a proprio piacere: il Conte Volpe lo vuole come attrazione principale del suo circo, per cogliere il favore di Mussolini, e il padre di Lucignolo lo vuole per renderlo il perfetto soldato per la Giovane Italia Fascista, poiché non può morire. In mezzo a queste peripezie Pinocchio maturerà molto e comprenderà il valore delle vite che lo circondano.

Giudizio: dal punto di vista della storia, sono rimasta spiazzata. Ha tinte velatamente horror, ma non è brutta. Solo che, essendo così diversa dall'originale, del Toro avrebbe potuto semplicemente crearne una propria. La parte straordinaria del film è l'animazione in stop motion e l'estetica molto caratteristica e coerente. Riguardo alle canzoni, mi pongo su una via di mezzo rispetto a quanto si legge in giro: ci stanno, anche se forse si stava meglio senza (mica è la Disney!) ⭐⭐⭐ 1/2

L'animazione non è un genere, è una tecnica.

Guillermo del Toro

mercoledì 30 novembre 2022

Glass Onion: quando la soluzione è in bella vista

Con un hype pompato al massimo per questo sequel di Cena con delitto - Knives out del 2019, brillante giallo che ha avuto tantissimo successo grazie a un cast di valore, a una trama ben congegnata e spettacolari colpi di scena, arrivo in sala domenica sera.


Aspettative altissime e il timore di essere delusa, mi sono ritrovata ad apprezzare notevolmente anche il secondo film, Glass Onion - Knives out, sempre con protagonista il detective Benoit Blanc di un Daniel Craig in formissima (la sua performance mi è piaciuta molto).

Dopo l'anteprima al Toronto International Film Festival, questo sequel è stato disponibile in sala per una sola settimana, dal 23 al 29 novembre, ma dal 23 dicembre approderà sulla piattaforma madre. Il film è infatti proprietà di Netflix, che si è acquistata i diritti nella primavera 2021 per realizzare due sequel, sempre scritti e diretti da Rian Johnson. Rimasti ai loro rispettivi posti anche il direttore della fotografia (che resta bella e pulita) Steve Yedlin, il compositore Nathan Johnson e il montatore Bob Ducsay. Squadra vincente non si cambia. Approfitto dell'elenco dei tecnici per fare subito un plauso al reparto costumi e trucco (bellissimi) e alla scenografia. Colori patinati, saturi, look glamour. Davvero alti livelli e molta cura per tutto l'aspetto tecnico. Il film è visivamente uno spettacolo.

E spettacolare è anche per i colpi di scena e per le astuzie nel condurre la trama, a partire dagli inviti che il magnate della tecnologia, che detiene il marchio Alfa, Miles Bron, di un ottimo Edward Norton, fa ai suoi quattro amici per un esclusivo week end con delitto sulla sua isola greca. Ognuno di questi amici ha anche un motivo economico per dipendere da Bron: l'ex modella Birdie Jay (una strepitosa Kate Hudson), l'influencer Duke Cody (complimenti anche a Dave Bautista), la governatrice Claire DeBella (un altro ruolo di grande visibilità dopo la serie di Wandavision della Marvel, molto valida in entrambe le interpretazioni) e il chimico Lionel Toussaint (Leslie Odom Jr., che ha meno spazio forse degli altri personaggi). Ma l'invito, costituito da una cassa di legno apparentemente compatta, che cela, in realtà, enigmi da risolvere per aprirla, arriva anche all'ex socia di Miles, Cassandra Brand, interpretata da una splendida Janelle Monae, bravissima proprio, che inaspettatamente accetta, e al detective Benoit Blanc.

Il film mi è piaciuto, tanto. Ero entusiasta all'uscita dalla sala, perché non annoia mai, ha un ritmo svelto, incalzante, rovescia le prospettive, come nel primo film. Certo, non posso ignorare che avessi chiaramente azzeccato l'assassino ben prima della parte in cui il detective svela le carte. E Blanc in effetti utilizza la metafora del Glass Onion: è fatto apposta, è tutto in bella vista, ma a me non è dispiaciuto. Sì, è una soluzione semplice, ma non diventa banale, perché viene posta molto bene. Inoltre premia l'osservatore attento. Non è quello che si vuole da un giallo? Io sì, voglio questo: il rispetto della prima regola posta da S.S. Van Dine, ovvero il lettore deve avere le stesse opportunità del detective per risolvere il mistero, quindi tutti gli indizi devono essere chiaramente indicati. Io sono stata contenta di giocare ad armi pari col detective e di vedere degli indizi (non tutti, ma buona parte) che mi hanno fatto capire la soluzione. In questo il film gioca in modo leale con lo spettatore e ciò mi piace da impazzire, lo preferisco alla presa in giro di svelare solo all'ultimo un particolare o un collegamento che solo l'investigatore poteva conoscere.

Ci sarebbe un piccolissimo buco di trama, dal mio punto di vista, un'incongruenza sul modo in cui una morte avviene (senza fare spoiler, diciamo che la vittima poteva accorgersi di qualcosa...chi ha visto capirà), che però può essere spiegata almeno in un paio di modi, che sono pronta ad accettare, perché niente può alterare il godimento che mi ha procurato il film, uno dei migliori, per me, del 2022.

Cosa mi è piaciuto: tutto (cast superbo, comparto tecnico curatissimo, dinamica del giallo classico rispettata alla perfezione, trama accattivante, colpi di scena, dinamicità del ritmo)

Giudizio: opera di intrattenimento ben realizzata, curata, più che godibile ⭐⭐⭐⭐⭐