mercoledì 11 gennaio 2023

I vincitori dei Golden Globes 2023 per il cinema

La notte tra il 10 e l'11 gennaio (il 10 a Beverly Hills) si è tenuta la cerimonia di premiazione dei Golden Globes, come non avveniva dal 2021. Quest'anno è stata condotta da Jerrod Carmichael. 

Non ho seguito la diretta, ma di seguito riporto i vincitori per il cinema (non seguo le serie tv, lo conferma che le sole che ho visto quest'anno sono Only murders in the building e Rings of power e quest'ultima non era neppure candidata -io boh-).



I film vincitori sono stati Gli spiriti dell'isola (nelle sale italiane dal 2 febbraio) nella categoria Comedy-Musical e The Fabelmans, per la categoria Drama, che si aggiudica anche la regia. Sono molto contenta per Spielberg e il suo film, che avevo ritenuto un bel film, emozionante e molto ben diretto. Nella cinquina dei registi potevo valutare solo Spielberg e Cameron e parteggiavo dichiaratamente per il primo. Martin McDonagh non si aggiudica la regia, ma la miglior sceneggiatura per Gli spiriti dell'isola sì.

Nella recitazione si aggiudicano il Globe Austin Butler (Elvis) e Colin Farrell (Gli spiriti dell'isola) come migliori attori protagonisti rispettivamente in un film drammatico e in una commedia, mentre le migliori interpreti protagoniste sono state Cate Blanchett (Tàr, Drama, al cinema dal 9 febbraio) e Michelle Yeoh (Everything Everywhere All at Once, Comedy, che per fortuna torna in sala il 2 febbraio). Prima volta per un'attrice di un film Marvel non solo in lizza, ma anche vincitrice: è il caso di Angela Basset che viene premiata come migliore attrice non protagonista per la prova in Black Panther 2 (non mi era sembrata una performance memorabile, ma era stata brava e non ho visto le altre attrici); miglior attore non protagonista è invece Jonathan Ke Quan (Data ne I Goonies e Shorty in Indiana Jones e il tempio maledetto, torna a recitare dopo trent'anni in Everything Everywhere All at Once).

Miglior film in lingua straniera è Argentina, 1985, che si può vedere su Prime Video, mentre su Netfilx si può trovare il miglior film d'animazione, Pinocchio di Guillermo del Toro.

La miglior colonna sonora è di Justin Hurwitz, realizzata per Babylon, disponibile dal 19 gennaio nelle sale italiane. La miglior canzone è Naatu Naatu, dal film RRR, che non vedo l'ora di vedere (mi tocca mettere Netflix), però la canzone, che è simpatica e il video mette hype per il film, non è così bella da premio (tifavo Hold my hand).

domenica 8 gennaio 2023

Il sequel di Avatar che tutti (tranne me) stavano aspettando: La via dell'acqua

 L'ho già detto, non sono una fan dell'originale, ma sono andata anche io a vedere il film più atteso del 2022 (e forse degli ultimi tredici anni), non di corsa, certo, ma sono andata durante le feste natalizie, entro un mese dall'uscita. Le mie aspettative sul fronte della storia erano modeste (la verità è che m'attendevo un'americanata come nel primo film), ma sul fronte della spettacolarità invece erano molto alte, amplificate dalle buone impressioni che passavano di bocca in bocca dall'uscita in sala il 14 dicembre 2022. Affinché riuscisse a essere nominato ai Golden Globes 2023, negli USA c'è stata un'anteprima mondiale il 6 dicembre, mentre le candidature sono state annunciate il 12 dicembre.


Del (anzi dei) sequel si parlava da anni, praticamente da subito dopo che era uscito Avatar e che aveva avuto così ampio successo, finché già prima della pandemia erano stati annunciati addirittura quattro seguiti, che avrebbero dato modo a Cameron di sbizzarrirsi a espandere Pandora. Naturalmente La via dell'acqua ha dovuto attendere la fine della pandemia da COVID-19 per puntare a incassi che potessero eguagliare e possibilmente superare quelli del primo film (a oggi, 8 gennaio 2023, il film ha raggiunto il miliardo e 700 milioni di dollari a livello mondiale e ha superato i 36 milioni di euro in Italia). Al momento attuale la programmazione dei prossimi tre film prevede uno scaglionamento di due anni in due anni, terminando la saga per la fine del 2028. Avatar 2 e 3 sarebbero addirittura stati girati insieme, (e a ruota libera sarebbero poi partite le riprese di una parte del quarto film) sottintendendo un collegamento importante tra le due pellicole, anche se Cameron aveva garantito storie autoconclusive per ciascun capitolo, ma dopo la visione di qualche giorno fa proprio autoconclusive non potranno essere. I personaggi sono dichiaratamente gli stessi, anzi le riprese quasi simultanee servono anche a non far invecchiare eccessivamente gli interpreti più giovani, soprattutto quelli non "in blu", che non si possono ritoccare in digitale.

Inoltre, si narra che le riprese siano state molto impegnative. Sono state divise, a oltre un anno di distanza, in quelle effettuate in performance capture, dentro due gigantesche vasche, una sopra e una sott'acqua, costringendo cast e troupe a trattenere il fiato sott'acqua (tanto che Kate Winslet avrebbe battuto Tom Cruise nel precedente record di apnea, arrivando, dopo un bell'allenamento, a sette minuti e 14 secondi), e in live-action. Naturalmente anche la tecnologia che è stata usata ha superato le tecniche di ripresa del film originale: nuove telecamere per le riprese in performance capture, nuove telecamere per le riprese live action che esaltassero al massimo il 3D, nuovi software di elaborazione delle immagini.

Ma infatti, dal punto di vista della tecnica, dell'immersività del 3D, della fotografia, degli effetti visivi, insomma di tutta la parte tecnica, al film non si può dire nulla. Sono stati creati altri animalini deliziosi per la nuova ambientazione oceanica, che sono incredibili da vedere. I problemi sono a livello della storia, come sempre, e anche un po' del ritmo.

La prima mezz'ora/quaranta minuti è stata lentissima e claustrofobica: ho veramente temuto di non reggere le tre ore e dieci (e non per la tenuta della vescica). In piena continuità col primo film, la storia ripropone le stesse dinamiche e la stessa lentezza. Sully ha messo su famiglia (tre figli propri e una adottata, più quasi un quarto, che è umano perché proviene dalla base marine dove è stato abbandonato, e che è cresciuto credendosi anche lui un gorilla Na'vi), ma te lo racconta così con calma che alla scena dei grani m'ero già stufata. Ci sono mostrati i personaggi del film precedente, sempre per continuità, per non dimenticarceli, anche se non saranno centrali alla vicenda: la dottoressa Augustine, il cui avatar in qualche modo ha generato una delle figlie di Sully, Selfridge in un brevissimo cameo, Spellman e l'altro collega del laboratorio. E per essere sicuri di ricominciare tutto da capo, tornano gli americani, le astronavi (bellissime devo dire) che ricominciano a distruggere la natura di Pandora, Neytiri ne resta distrutta e piange, Sully e consorte guidano la resistenza, gli americani complottano piani nei loro laboratori a terra o in volo. Insomma un copione già visto. Mi sono creduta persa.

Ma la cosa peggiore che m'ha fatto rabbrividire e scoppiare a ridere nello stesso momento è stato scoprire chi è il cattivo del film. Il Terminator del primo film, ucciso a frecce, è morto, ma hanno creato, per lui e per altri soldati deceduti nelle battaglie contro i Na'vi, degli avatar in cui impiantare i ricordi che avevano registrato (come faceva Sully quando faceva il marine) e da rimandare su Pandora. Sembra una boiata, vero? Infatti. La mia reazione è stata circa quella di Malefica ne La bella addormentata nel bosco quando gli sgherri le comunicano che per quindici anni hanno cercato una neonata: tredici anni per fare uscire questo film e il cattivo è riciclato? Va bene che la sceneggiatura l'hanno scritta prima, ma sforzi non ne hanno fatti. Tanto più che (re)introdurre il personaggio del colonnello Quaritch (il cui attore si intravede nello stesso cameo in cui compare Ribisi) crea un buco di trama. Infatti, la generalessa dichiara che le intenzioni dell'esercito, inviato su Pandora, è rendere meno ostile il popolo Na'vi perché la Terra ha esaurito le sue risorse (apprezzo lo spunto di riflessione ambientalista della dichiarazione) e Pandora dovrà accogliere gli umani. Stando così le cose, non si capisce perché, nel momento in cui la famiglia Sully decide di migrare tra i popoli del mare per non essere e non rendere il popolo il bersaglio degli attacchi americani, l'esercito nemico decida comunque di investire le sue risorse nel dargli la caccia. Che lo voglia Quaritch per vendetta, anche se a questo avatar saranno date caratteristiche proprie che forse un pochino lo differenziano dal colonnello originale, è comprensibile, ma che diventi l'obiettivo strategico più importante non torna.

Di fatto, comunque, dopo questa parte terribilmente noiosa e ripetitiva delle dinamiche del primo film, la famiglia Sully abdica e si trasferisce in una nuova location e, cominciando a succedere qualcosa, cambia il ritmo: la famiglia ha difficoltà ad ambientarsi, ma li vediamo provare e riprovare a conoscere abissi, creature marine e la popolazione del nuovo villaggio, famiglia reale compresa, mica tanto contenta di essersi ritrovata in casa questi portatori di guai. A questo punto la storia si interseca anche con quella di Moby Dick. L'esercito americano per scovare i fuggitivi si appoggerà infatti a dei balenieri che cacciano per il loro olio questi cetacei, i tulkun, sacri per il popolo che ospita la Sully family. Il messaggio è molto chiaro e la scena che riguarda uno di questi esemplari è la più cruda, drammatica e, per il suo senso ecologista, bella del film. Da questo momento il ritmo accelera ancora e lo rende finalmente un film action di grande spettacolarità (anche se m'è scappato da ridere quando è diventato evidente che Cameron ha riproposto intere sequenze del Titanic) e con un gran finale, sebbene triste, ma questo senso di tristezza è un po' il leitmotiv della saga.

La recitazione non si può valutare. Tecnicamente che è strabiliante non si può negare. Effetti speciali, fotografia, sonoro sono altissimi e sono andata a vederlo in una sala IMAX apposta per godermi lo spettacolo. D'altro canto non sono così soddisfatta della regia, ma Cameron lo sappiamo che ha questo difetto: non è un regista asciutto, penso che persino lui ne sia conscio, e io preferisco altre regie. La lunghezza è veramente eccessiva, non solo perché senza intervallo dopo un paio d'ore non si sa come fare a non andare in bagno (l'immersività la spezza la prima mezz'ora, non un intervalluccio), ma proprio perché una mezz'ora si poteva tagliare davvero. L'ultima parte del film comunque è molto bella e il messaggio che è reiterato merita grande rispetto.

Cosa mi è piaciuto: spettacolarità, 3D impressionante, fotografia, creature marine favolose (ma un po' pochine), ultimi quaranta minuti del film, messaggi animalisti e ambientalisti

Cosa non mi è piaciuto: sceneggiatura, regia, villain, prima mezz'ora del film, ripetizione di schemi, autocitazione del Titanic, lunghezza assolutamente diminuibile 

Giudizio: sembra tre film diversi e consecutivi, comunque per me migliore del primo capitolo ⭐⭐⭐1/2

mercoledì 4 gennaio 2023

Il film sulla gioventù di Spielberg: the Fabelmans

 The Fabelmans era il film più atteso dell'anno, secondo forse solo ad Avatar 2, presentato in anteprima a ottobre al Toronto Film Festival. Era noto che si sarebbe trattato di un film molto intimo per Spielberg, per alcuni il migliore della carriera, trattando delle sue origini, della sua famiglia, della nascita del suo amore per il cinema.



E in effetti è un film che dimostra una passione viscerale per la settima arte. a partire dall'introduzione del regista, giusto un paio di minuti prima che inizi la proiezione vera e propria, in cui ringrazia tutti gli spettatori che sono usciti di casa per recarsi in sala. In periodo storico in cui si aspettano sulle piattaforme di streaming per vederli in poltrona, questa dichiarazione la dice lunga. Personalmente un minimo di crescita l'ho vista, ma si parla di numeri comunque bassi. Quando ho visto The Fabelmans il 30 dicembre la sala del cinema dei Salesiani del mio paese era anche più che mezza vuota, ma comunque è stato meglio che vedere la solita decina scarsa di spettatori.

Il film inoltre è pieno di riferimenti a film della storia del cinema, come Il più grande spettacolo del mondo e L'uomo che uccise Liberty Valance, alle tecniche di ripresa, alla creazione degli effetti speciali, a John Ford, col cameo di David Lynch, e al finale.

Il film va subito nel cuore della storia e dei personaggi, aprendosi sull'attesa dei signori Fabelman per l'apertura della sala dove il piccolo Sammy sta per vedere un film per la sua prima volta, ma è allo stesso tempo eccitato e spaventato, perché sa che le immagini gli appariranno gigantesche. Subito Burt e Mitzi Fabelman svelano il proprio carattere e il loro opposto atteggiamento verso la vita e i problemi: papà Fabelman è un ingegnere, pragmatico e dalla mentalità razionale e scientifica, che spiega a Sammy il meccanismo della proiezione, mentra mamma Fabelman, sognatrice e dal temperamento estroso e allegro, pianista di talento, tranquillizza il figlio che si tratterà solo di un bellissimo sogno. Questa contrapposizione di mentalità tra i due sarà protagonista non solo delle dinamiche familiari, ma sarà anche al centro della formazione di Sammy, col padre che vorrà per lui un futuro di certezze fornite da una professione scientifica e la madre che incoraggerà il suo grande talento.

Il bambino resterà a bocca aperta, vedendo Il più grande spettacolo del mondo, ma anche turbato, cercando di replicare la scena dello scontro del treno appena visto con i nuovi vagoni e la nuova locomotiva regalatigli per Hannukkah. La madre, che ha compreso perché Sammy ha bisogno di rivedere lo scontro e d poterlo anche controllare, gli fa utilizzare la cinepresa del padre per filmare la ricostruzione dell'incidente. Da quel momento, Sammy non smetterà più di girare filmati, prima per gioco e poi sempre con maggiore cura, ricerca e passione, fra i vari traslochi e le varie vicissitudini dei primi vent'anni di vita.

Il film mi è piaciuto molto: ero un filo preoccupata che due ore e mezza di una storia incentrata su come i legami familiari determino la nascita di un regista potesse tradursi in un melodrammone pesantissimo, ma è stato tutt'altro. La lunghezza non s'è sentita: ogni scena era carica di contenuto e il film ha avuto un ritmo molto intenso, senza però correre e alternando momenti più divertenti e solenni. La regia e la sceneggiatura sono brillanti: nelle prime scene, mentre il racconto si snoda, pochi elementi tratteggiano chiaramente anche i retroscena in modo sa rendere edotto lo spettatore anche su quanto non viene detto. I personaggi sono molto intensi, vivi, soprattutto la madre, Mitzi, anche grazie all'interpretazione di Michelle Williams: il suo personaggio è molto complesso e non risulta simpatico, ma lei è stata molto capace e le ha donato profondità. Mi sono piaciute le storie, l'evoluzione dei personaggi. La colonna sonora di John Williams, candidata come l'interpretazione della Williams, il film, la regia e la sceneggiatura ai Golden Globes, esalta ad hoc i momenti più intensi del film.

Giudizio: un film molto bello e un elogio al cinema ⭐⭐⭐⭐

Nominations ai Golden Globes 2023: mancano solo sei giorni alla premiazione

Con le nomination ai Golden Globes, lanciate lo scorso 12 dicembre 2022, ha inizio la nuova stagione di premi cinematografici che saranno assegnati nella prima parte del 2023, dal 10 gennaio al 12 marzo, partendo dai Golden Globes e concludendo con gli Oscar (con le candidature che saranno annunciate il 24 gennaio), ma passando anche attraverso i BAFTA e una serie di premi di categoria (produzione, regia, montaggio, interpretazioni, sceneggiatura).

Io che tutti gli anni mi faccio la lista con i candidati, poi mi spunto i film visti, seleziono i miei preferiti e mi segno i vincitori dopo la premiazione

Di seguito le candidature per il cinema, quali film (corredati di data di uscita in sala in Italia, effettiva o prevista alla data attuale, oppure di info sulla piattaforma che li ospita) sono riuscita a vedere e quali mi mancano.


Miglior dramma                                          Miglior commedia/musical
Avatar 2 (14/12/22)                                      Babylon (19/01/23)
Elvis (22/06/22)                                            The Banshees of Inisherin (02/02/23)
The Fabelmans (22/12/22)                           Everything Everywhere All at Once* (06/10/22)
Tár (09/02/23)                                              Glass Onion - Knives Out (su Netflix dal 23/12/22)
Top Gun: Maverick (25/05/22)                      Triangle of Sadness (27/10/22)

Miglior regista                                              Miglior sceneggiatura
Cameron – Avatar - La via dell'acqua             Todd Field – Tár
Luhrmann – Elvis                                            Sarah Polley – Women Talking (uscita ignota)
McDonagh – The Banshees of Inisherin         McDonagh – The Banshees of Inisherin
Spielberg – The Fabelmans                            Spielberg, Tony Kushner – The Fabelmans
Kwan, Scheinert – EEAaO                              Kwan, Scheinert – EEAaO

Tra questi ho visto Top Gun: Maverick, e Glass Onion The Fabelmans, su cui posso esprimere pareri positivi. Attendendo le uscite del nuovo anno, giovedì 5 gennaio ho intenzione di vedere, eccezionalmente in una sala IMAX, Avatar 2. Ho mancato in sala *Everything Everywhere All aOnce, che devo accorciare a EEAaO, e Tiangle of Sadness, che cercherò di recuperare. In cima alla lista dei film che voglio vedere al più presto, in queste categorie c'è anche Elvis, che mi sono lasciata sfuggire colpevolmente quest'estate, ma che è già approdato su Sky Primafila. Diverso il discorso per Women Talking, di cui non ho trovato la data di uscita.

Migliore attore in un film drammatico              Migliore attore in un musical/comedy
Austin Butler – Elvis                                               Diego Calva – Babylon
Brendan Fraser – The Whale (02/02/23)               Colin Farrell – The Banshees of Inisherin
Hugh Jackman – The Son (09/02/23)                    Daniel Craig – Glass Onion - Knives Out
Bill Nighy – Living (23/12/22)                                 Adam Driver – Rumore bianco (ignota)
Jeremy Pope – The Inspection (ignota)                 Ralph Fiennes – The Menù (17/11/22)

Migliore attrice in un film drammatico             Migliore attrice in un musical/comedy
Michelle Williams – The Fabelmans                       Margot Robbie - Babylon
Olivia Colman – Empire of Light (23/02/23)           Michelle Yeoh - EEAaO
Viola Davis – The Woman King (01/12/22)            Emma Thompson - Il piacere è tutto mio*
Ana de Armas – Blonde (su Netflix dal 28/09/22)  Lesley Manville - Mrs Harris goes to Paris* 
Cate Blanchett – Tár                                               Anya Taylor-Joy - The Menù             

Migliore attore non protagonista                        Migliore attrice non protagonista
Brad Pitt - Babylon                                                   Kerry Condon - The Banshees of Inisherin
Brendan Gleeson - The Banshees of Inisherin        Jamie Lee Curtis - EEAaO
Barry Keoghan - The Banshees of Inisherin            Dolly de Leon - Triangle of Sadness
Jonathan Ke Quan - EEAaO                                    Carey Mulligan - She Said (19/01/22)
Eddie Redmayne - The Good Nurse (su Netflix dal 26/10/22) Angela Bassett - Black Panther 2

Ho purtroppo visto pochissime recitazioni per poter esprimere giudizi, soltanto quelle nei film The menù, in Black Panther: Wakanda Forever e The Fabelmans. Posso sicuramente dire bene delle prime due (soprattutto di Anya Taylor-Joy, come ho già avuto modo di dire), mentre nel secondo caso non posso dirne male, ma ammetto che non mi aveva colpito così tanto, ma il minutaggio del personaggio non è così generoso; nel terzo film, riconosco che Michelle Williams ha dato una buona interpretazione per un personaggio molto complesso, rendendolo molto approfondito e credibile. A parte le già citate mancanze, molti film devono ancora uscire e spero, come sempre, di fare in tempo a vedermeli tutti. Tra quanti già usciti, due pellicole* erano nella mia lista delle cose da vedere: nel primo caso, Il piacere è tutto mio, uscito il 10 novembre scorso, non incastrai bene gli impegni del week end e mi dichiaro colpevole di non aver approfittato dell'uscita nel cinema del mio paese; nel secondo caso, La signora Harris va a Parigi, uscito il 17 novembre, stavo aspettando con trepidazione il suo arrivo, perché avevo visto il trailer proiettato in sala molte volte e mi ispirava tantissimo, ma non è mai giunto dalle mie parti.

Miglior film in lingua straniera                           Miglior film d'animazione
All Quiet on the Western Front (Germania)              Pinocchio di Guillermo del Toro (4/12/22)
Argentina, 1985 (Argentina)                                      Inu-ō (uscita ignota)
Close (Belgio, Francia, Paesi Bassi)                         Marcel the Shell with Shoes On (9/2/23)
Decision to Leave (Corea del Sud)                           Il gatto con gli stivali 2 (7/12/22)
RRR (India)                                                               Red (disponibile su Disney Plus)

Migliore colonna sonora originale                        Migliore canzone originale
Justin Hurwitz – Babylon                                          Hold My Hand - Top Gun: Maverick
Carter Burwell – The Banshees of Inisherin             Carolina - La ragazza della palude (13/10/22)
John Williams – The Fabelmans                               Lift Me Up  - Black Panther 2
Alexandre Desplat – Pinocchio                                Ciao Papa - Pinocchio
Hildur Guðnadóttir – Women Talking                        Naatu Naatu - RRR

Ancora devo vedere tutti i film stranieri e ho già sentito parlare bene sia di Niente di nuovo sul fronte occidentale, sia di RRR (disponibili su Netflix). Close uscirà in sala il 4 gennaio 2023, mentre Argentina, 1985 è disponibile su Prime Video. Ho appena visto il sequel del Gatto con gli stivali, che mi è piaciuto moltissimo, ma sono ansiosa di vedere il Pinocchio di Guillermo del Toro e posso recuperare a breve sulla piattaforma Disney Plus Red. Ancora tutte da gustare le colonne sonore candidate, eccetto quella di John Williams, molto efficace nell'evidenziare i momenti clou del film, mentre sulle canzoni posso dire che Hold my hand è veramente una canzone bellissima.

mercoledì 28 dicembre 2022

Un sequel superiore all'originale: il nuovo Gatto con gli stivali

 Appena terminata la visione de Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio di Joel Crawford, sono piuttosto entusiasta. I ricordi del primo spin-off di Shrek sono lontani, ma rammento distintamente di aver storto il naso all'epoca, quando lo vidi in sala. Il paragone è quindi presto fatto, ma sfrutterò i prossimi giorni di feste per rivedere anche il primo.

Oltre al Gatto (in italiano non più, ahimè, doppiato da Banderas, mentre in originale sì e a me è sembrato di aver visto anche una Rosita - ahimé solo per una questione affettiva, perché il nuovo doppiatore gli somiglia nella voce, oltre a essere bravo). torna in questo sequel Kitti Zampe di Velluto. Entrambi, insieme ai nuovi personaggi Big Jack Horner, Riccioli d'Oro coi tre orsi della fiaba e a un cagnolino bisognoso di amicizia che si incolla ai due felini, sono alla ricerca della Stella del desiderio. Al Gatto con gli stivali serve esprimere quell'unico desiderio per recuperare le sue nove vite: ha infatti perso l'ottava e gliene è rimasta dunque solo una, quando un cacciatore di taglie dall'aria sinistra si è messo sulle sue tracce, spaventandolo per la prima volta nella sue vite, inducendolo a nascondersi e ad abbandonare la sua vita da Leggenda che ride in faccia alla morte. 


Questo Lupo-cacciatore è una delle cose migliori del film: la sua introduzione spaventosa, l'aspetto, gli occhi, il fischiettare, le sue apparizioni a sorpresa sono state magistrali. 

Ho trovato un taglio molto maturo nell'esposizione delle vicende e dei sentimenti dei personaggi, specialmente nei sentimenti della famiglia di orsi e nel vissuto del Gatto, che si trova faccia a faccia con la paura, affrontando anche un aspetto psicologico in un modo interessante e presentabile con facilità a un pubblico di bambini. Invece, onestamente, non sono entusiasta di Perrito, anche se apprezzo la sua visione del mondo ottimista e la sua scena con Gatto spaventato, forse la più bella del film insieme a quella di Mamma Orsa con Riccioli. Mi son quasi commossa in questi momenti.

La trama mi è piaciuta, semplice, ma funzionale e non del tutto lineare, nel suo classico itinerario di avventure e ostacoli da affrontare per arrivare alla mèta. Ho apprezzato il finale, che dà anche il là a uno Shrek 5, e le morali e sotto-morali fornite dai vari personaggi con le loro sotto-trame.

L'umorismo è stato ben bilanciato e i dialoghi in generale sono piacevoli e non beceri.

Ma la cosa che mi è piaciuta di più è l'animazione, completamente diversa da quella classica usata finora dalla Dreamworks, perché alterna alle sequenze 3D scene d'azione in 2D, dando un effetto fumettistico. Le scene d'azione in genere, ma soprattutto la sequenza iniziale mi è piaciuta da impazzire (un'intro proprio perfetta).

Cosa mi è piaciuto: animazione, Lupo, trama, personaggi

Cosa non mi è piaciuto: Perrito

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

Un mondo misterioso: la Disney ha bisogno di tornare alle avventure

 Dal trailer, il 61° classico Disney a me sembrava brutto.

Mi parevano brutti i disegni, i soliti brutti nasi a patata, le facce gommose e le forme o troppo tonde o troppo squadrate, ma irrealistiche (ma solo io ho nostalgia dei disegni bellissimi de Il Re Leone o de La Bella e la Bestia con le forme realistiche, i movimenti fluidi e sinuosi?). La primissima cosa che avevo pensato, per onestà, era che il personaggio protagonista era proprio identico nell'aspetto al personaggio di Mo (nome che ho dovuto ricercare perché non lo ricordavo nemmeno mentre stavo guardando il film) in LightyearE non avevo capito niente della storia, tranne che sarebbe stata ambientata in un mondo da esplorare molto originale, ma non aveva nulla di attrattivo.

Qualcosa deve essere fallito per forza nel marketing, perché all'indomani del week end di uscita si parlava di guadagni molto bassi al botteghino. Io ero comunque curiosa di vederlo, oltre al fatto che lo davano in uno dei cinema del mio paese, ma quante persone, oltre a me, andrebbero a vedere un film che dal trailer non ispira molto? Considerando che, esattamente un mese dopo l'uscita, il 23 dicembre, lo possono vedere comodamente a casa, se mai ne avranno sentito parlare bene.

Ed è proprio un peccato, perché il film era pure carino. A me, per esempio, è piaciuto più di Encanto, che, secondo me, è tranquillamente il più brutto di sempre della Disney.

La cosa che mi è piaciuta di più è senz'altro l'introduzione dei due personaggi di padre e figlio all'inizio del film: l'esploratore fortissimo e coraggioso, Jaeger Clade, e suo figlio, più interessato alla botanica (e dopo all'agricoltura) Searcher. In una spedizione per cercare un futuro per Avalonia, la terra da cui provengono, minacciata non ho capito da cosa, i due hanno un confronto sui loro differenti approcci al modo di risolvere il problema: Jaeger, come un instancabile Ulisse (la moglie si chiama -guarda caso- Penelope) crede che il futuro sia oltre la montagna, mentre Searcher vuole studiare le proprietà di una pianta appena scoperta, fosforescente e produttrice di energia. Padre e figlio si dividono: Jaeger continua, deciso a oltrepassare la montagna, Searcher resta col resto dell'equipaggio, tra cui Callisto. Venticinque anni dopo, la pianta misteriosa, ribattezzata Pando, è diventata la fonte di energia che manda avanti l'intera Avalonia e viene coltivata in molte piantagioni, tra cui quella di Searcher, ormai agricoltore felice, che ha sposato Meridian, da cui ha avuto Ethan. La famiglia vive felice col cane Legend, quando Callisto, divenuta sindaco di Avalonia, giunge un giorno a informarli che il Pando, collegato attraverso le radici in un essere solo (oddio, sembra un Mindflyer), sta morendo in tutto il paese. Callisto chiede l'aiuto di Searcher, che era un valido esploratore, per cercare e risolvere il problema del Pando, seguendo a ritroso il percorso delle radici. Col classico espediente del "mi nascondo a bordo" anche Ethan si unisce alla spedizione, seguito a ruota dalla madre che lo stava cercando e che assume il ruolo di pilota della missione. Le radici conducono a un mondo sotterraneo popolato da misteriose creature gommose e carine.


La trama, e in particolare il risvolto che prenderà la vicenda, mi è piaciuta e ha un bel messaggio ecologista. Le creature del mondo misterioso sono molto molto carine, gommose, colorate e simpatiche (ottimi gadget per bimbi). I disegni degli umani sono davvero brutti però. Di contro, l'animazione è avanzatissima, tanto da rendere l'espressività dei personaggi straordinaria, sembrano volti veri quando si emozionano.

Riguardo i personaggi dobbiamo parlare di un problema che ha attualmente la Disney un po' in tutti i prodotti (vedi la seconda stagione di Only murders in the building col personaggio di Mabel). Non è un problema grave, anzi, direi che stiamo molto migliorando, ma la Disney è passata da un quasi rifiuto, o perlomeno una totale indifferenza, ai temi dell'inclusione delle etnie, degli orientamenti sessuali e di tutte le possibili diversità alla necessità di dimostrare che non è né insensibile, né contraria. E, anche se è una cosa positiva e attesa da tempo, affronta la questione in modo goffo. Quello che si percepisce è un'ostentazione della bravura della casa di produzione. Non riesce a rappresentare queste tematiche in modo naturale, come se semplicemente facessero parte della nostra società e ci fossimo tutti abituati, che sarebbe appunto il modo di far abituare tutti. Insomma, non è spontaneità, è un dovere da assolvere! Prima o poi ci arriveranno, senza dover dimostrare che possono e vogliono rappresentare ciascuna di queste realtà. Al momento, invece, l'urgenza di sfoggiare la propria inclusività spinge gli sceneggiatori a concentrare in una manciata di personaggi tutte le caratteristiche che Disney doveva dimostrare di accettare: il matrimonio misto, donne non bianche in ruoli di potere, anche militari (wow!), il cucciolo con una menomazione, il figlio omosessuale che è accettato senza conflitto sia dai genitori, sia dal nonno (che per venticinque anni è stato lontano dalla società, ma evidentemente era una società già inclusiva da sempre, non come la nostra). E tutti i personaggi dicono costantemente la cosa giusta. Mi fa impazzire che litigano in modo così garbato! Sarebbe una cosa fantastica non avere problemi di dialogo, essere maestri della comunicazione consapevole di cui parla Marshall Rosenberg, ma a parte l'essere assolutamente inverosimile, non è funzionale alla trama e alla morale di una storia. E infatti un briciolo di conflitto sono costretti a inserirlo per forza, controvoglia. Come fai a far riflettere sul conflitto generazionale, sull'errore che si ripete di volere che i figli seguano la strada dei padri, se non li metti in contrasto, se si capiscono alla perfezione? Come fai a ottenere un ostacolo alla riuscita dell'impresa se non inserisci un malinteso o una differenza di vedute tra personaggi, che, anche quando sono in disaccordo, si parlano sempre con squisito garbo? Non c'è nemmeno un cattivo! Ma cosa sono le fiabe Disney senza un cattivo degno? Molti classici sono stati resi memorabili dai cattivi: Crudelia Demon (oddio, che scempio hanno fatto nel live action), Ursola, Scar, Malefica, il Principe Giovanni, Capitan Uncino, Gaston, Ade...ci hanno fatto anche un gioco da tavolo! Di più, le imperfezioni dei cattivi, la nevrosi di Paperino, gli scatti di Ade, i fallimenti del lupacchiotto spelacchiato de La spada nella roccia sono tratti che, oltre a essere simpatici, ci permettono di riconoscerci, di immedesimarci. Noi non siamo i tizi perfetti che la società vorremmo che fossimo senza veramente permetterci di esserlo (equilibrati e in meditazione ma in una corsa costante ai compiti da fare entro fine giornata). Non possiamo riconoscerci in questi personaggi finti, che non evolvono e quindi a noi non danno margine di miglioramento perché sono già perfetti. Non c'è sugo, non c'è avventura.

 Così non è progressismo, è una political correctness che fa più male che bene, a mio giudizio, e non solo perché scatena le polemiche dei conservatori, ma perché toglie il focus dalla storia. Un film d'animazione deve essere avventuroso, contenere personaggi affascinanti che non rivestano un semplice ruolo di rappresentanza. Tranne nella scena iniziale, il film non contiene nemmeno canzoni. Ma da cosa dovrebbero essere attratti i bambini? Persino il titolo non ha senso, non è accattivante, continuo a dimenticarlo, è aspecifico, brutto. Questo non è un film pensato per intrattenere, questo è un manifesto.

La mia critica non è dunque quella di contenere troppi riferimenti all'inclusione (obiettivamente sono tanti per un film solo), ma di non averli saputi gestire, renderli sensati per lo svolgimento della storia, inglobati in essa oppure al contrario il centro della vicenda, e soprattutto aver perso di vista lo scopo per cui nasce un film d'animazione: divertire, intrattenere, stupire, tenere i bambini (me compresa) incollati allo schermo a bocca aperta.

Cosa mi è piaciuto: trama, animazione, nuove bestiole coloratissime

Cosa non mi è piaciuto: inclusività non spontanea, ma politically corret fine a sé stessa, nasi a patata ovunque, assenza del cattivo

Giudizio: ⭐⭐⭐

lunedì 19 dicembre 2022

Un black thriller molto fresco: The menù

L'ultimo film che ho visto in sala mi è piaciuto. Temevo di bissare Bones and all, quando ho letto che il genere era horror, ma adesso comincio a sospettare che applichino le etichette a caso, perché, se appartiene a un genere, The menù di Mark Mylod è un thriller: tiene lo spettatore in tensione dall'inizio alla fine.


Il film presenta in primo luogo situazione e personaggi, inserendo fin da subito elementi di mistero, che si scopriranno nel corso della vicenda. Margot (Anya Taylor-Joy) sta aspettando con Tyler (Nicholas Hoult) il traghetto che li porterà sull'isola in cui è situato l'esclusivo ristorante dello chef di cucina molecolare Julian Slowik (un Ralph Fiennes che si è calato molto nel personaggio). Una serata di degustazione di un concept menù arriva a costare 1200 euro a persona e pochi possono permetterselo: la critica di una rivista e il suo redattore, un attore e la sua manager, un gruppo di loschi uomini d'affari, una coppia di habituées del ristorante. L'atmosfera del luogo è fin da subito claustrofobica e inquietante e sappiamo che i clienti sono abbandonati sull'isola. Regia e montaggio insistono subito su questo particolare: la barca che li ha condotti fin lì non resta ad aspettarli, ma torna verso la terraferma. Margot si accorge di questo ed è l'unica che subito trova strani i comportamenti dello chef e la messinscena delle varie portate, mentre gli altri clienti impiegano del tempo a capire che lo show di quella sera ha qualcosa di sinistro.

Ho trovato il film originale e ben costruito. È un film asciutto, in cui ogni scena svolge un ruolo preciso: o presenta gli eventi o serve a creare tensione. Ogni inquadratura che indugia su un personaggio, nel contesto della scena, ne mostra i pensieri. Ho apprezzato tantissimo la regia per tutto questo. Ho apprezzato molto anche la durata di un'ora e quarantasette minuti.

Il film stempera (ma in certi momenti accentua) la tensione con i toni della satira, del grottesco, del surreale, in un black humor che mi è piaciuto notevolmente. I personaggi sono costruiti proprio su questo aspetto (ho trovato Tyler il più agghiacciante dei personaggi). Il finale è stato anch'esso brillante e mi è sembrato in linea sia con la dinamica della storia, sia con il personaggio di Margot. Ho trovato il personaggio ben scritto e riuscito, anche grazie all'interpretazione di Anya Taylor-Joy, che ha sfoggiato un'altra bella prova di bravura dopo Amsterdam. Anche Fiennes, Hoult e l'attrice vietnamita Hong Chau sono stati notevoli.

Cosa mi è piaciuto: regia, trama, black humor e situazioni paradossali, finale, Anya Taylor-Joy

Giudizio: Sinceramente uno dei migliori film che ho visto quest'anno in sala ⭐⭐⭐⭐⭐