domenica 29 gennaio 2023

Close: il film belga candidato a Golden Globes e Premi Oscar

L'ho visto nel piccolo teatro di un paese vicino al mio e mi sono veramente forzata per andarlo a vedere. Temevo che un drammone di quasi due ore su due adolescenti che forse si piacciono, ma non lo accettano fosse troppo fuori dal mio gusto. Invece il film del regista e sceneggiatore belga Lukas Dhont mi ha sorpresa in positivo.


Close è la storia di due amici per la pelle, Léo e Rémy, cresciuti insieme e inseparabili, fino a che non iniziano le scuole superiori. La storia si ambienta da un'estate (quella che precede l'inizio del Liceo) a quella successiva. Nella nuova scuola la loro grande vicinanza è letta, però, in senso romantico. I due ragazzi forse hanno (o forse no) un'attrazione l'uno per l'altro che è confusa e indefinita, come è normale per l'età in cui si trovano, soggetta a cambiamenti, nuovi interessi, all'allargamento della cerchia di conoscenze della loro età. L'accettazione o meno di questo mutamento del loro rapporto di amicizia porterà conseguenze significative da affrontare.

La storia, scritta a quattro mani dal regista e da Angelo Tijssen, che avevano già lavorato insieme, è molto bella e lo dico da amante delle storie d'azione e molto poco delle storie sentimentali. Ho colto qualche vibes alla Moonlight, ma la storia è totalmente diversa. Non posso entrare nel dettaglio nelle tematiche del film perché sfuggirebbero spoiler, quindi non lo farò. Il protagonista è Léo ed è attraverso i suoi occhi e le sue reazioni che lo spettatore assiste alle vicende. Nel susseguirsi e, proprio, nel ripetersi del suo quotidiano (andare a scuola, rapportarsi coi compagni, aiutare i genitori, allenarsi e di nuovo e di nuovo le stesse dinamiche) cogliamo il suo modo di affrontare quello che gli accade, le sue emozioni e difficoltà. Poco prima dell'ultimo atto della storia, è in questo ripetersi che il protagonista sembra trovare la forza di affrontare di petto quello che l'evento principale del film ha provocato in lui. È una scena bellissima, che riprende e quasi chiude il cerchio con una frase pronunciata da un altro personaggio precedentemente.

Ho trovato incredibile che il giovane attore, Eden Dambrine, abbia retto un numero così elevato di scene da solo e dando ai sentimenti del personaggio credibilità e profondità. Anche l'interpretazione di Émilie Dequenne mi è piaciuta molto.

Il film ha un ritmo abbastanza lento, si prende il suo tempo, ma non mi ha annoiata. Unica eccezione: una delle primissime scene, in cui osserviamo i ragazzi dormire vicini per un tempo quasi infinito, e che mi ha dato quasi un senso di claustrofobia per la sua immobilità. Poi il film si riprende e il ritmo diviene costante.

Il film, presentato al Festival di Cannes nel maggio scorso, dove ha vinto il Gran Prix Speciale della Giuria, è uscito in Italia ai primi di gennaio. È stato candidato come miglior film straniero ai Golden Globes, dove è stato superato da Argentina, 1985, e ai Premi Oscar.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

venerdì 20 gennaio 2023

Living: storia di un gentiluomo e della sua eredità

Bill Nighy per la sua interpretazione in Living di Oliver Hermanus è già stato candidato ai Golden Globes, ai BAFTA e ai SAG Awards e fra cinque giorni sapremo se sarà candidato anche agli Oscar. Il film, sceneggiato nientepopodimeno che dallo scrittore Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la letteratura nel 2017, è il remake di Vivere, film del 1952 di Akira Kurosawa. È stato presentato al Sundance Film Festival e alla Mostra del Cinema di Venezia.

Non sono Mary Poppins, ma un gentleman

Nella Londra degli anni Cinquanta, Mr. Williams, uomo serio e tutto d'un pezzo, è a capo dell'Ufficio Progetti Pubblici e assolve ai suoi doveri in modo impeccabile in una routine invariabile, finché non gli viene scoperto un cancro. All'uomo rimangono sei mesi di vita o poco più e questa scoperta sconvolge il suo tran-tran. Da un lato vorrebbe approfittare del tempo che resta per godersi la vita, dall'altro una vita di bagordi non ha mai fatto parte del suo essere e gli sembra insufficiente a riempire il tempo rimasto.

Questo film mi è piaciuto moltissimo. La storia è delicatissima, ma in un'ora e quaranta (eccellente pregio del film) affronta una serie di tematiche molto serie con una certa dolcezza. Oltre al senso della vita, al doversi separare dai propri cari, alla paura non solo della morte o del tempo che scorre inesorabile, ma anche di affrontare la realtà, si affiancano la coerenza con sé stessi e la scoperta di chi siamo per gli altri, il concetto di esempio di vita, il lascito spirituale e la memoria che restano dopo di noi. È un film pieno, che riempie di emozione e molto merito va sia alla sceneggiatura, sia alla recitazione.

Bill Nighy è un gigante, ma sono molto credibili anche le altre interpretazioni, tra cui quelle di Aimee Lou Wood, Alex Sharp e Tom Burke.

Vorrei ancora rimarcare come sia possibile gestire una storia e i suoi sottotesti in meno di due ore, quando un testo è ben scritto. Continuo a ritenere che le lunghezze eccessive siano non solo superflue, ma anche segno di una difficoltà a concentrare la storia, a raccontarla esaustivamente e in modo sintetico allo stesso tempo. In questo film sceneggiatura e regia invece riescono alla perfezione.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐ 1/2

Il corsetto dell'imperatrice: Vicky Krieps svela il lato fragile di Sissi

 Il corsetto dell'imperatrice di Marie Kreutzer è stato presentato allo scorso Festival di Cannes, dove ha vinto il premio Un Certain Regard per l'interpretazione della protagonista, Vicky Krieps, che avevo visto ne Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (film di cui ricordo solo la noiosità).

A circa dieci anni per Carnevale
(non ero per niente fissata con la principessa Sissi)

Il film tratta un anno della vita dell'imperatrice Sissi, tra il 1877 e il 1878, anno di irrequietezza, che poi evolve in depressione, di insofferenza per la condizione di donna-oggetto, considerata solo per l'aspetto, che sta cambiando, essendo ormai giunti i quarant'anni, e con cui lotta costantemente perché sia all'altezza delle aspettative (ginnastica, diete rigidissime, un culto maniacale dei capelli). Ma Elisabetta ha le sue idee, vorrebbe poterle esprimere, vorrebbe poter dire la sua a un marito che forse è stanco di lei. L'irrequietezza si trasforma in un'incapacità di restare a lungo nello stesso luogo, a costo di allontanarsi dai figli, che ormai sono cresciuti e che, oltre a non aver bisogno di lei, la giudicano. Non riesce a soffrire Vienna, le preferisce l'Ungheria e ai palazzi preferisce gli spazi aperti e le cavalcate. Ma ogni luogo che la ospita, dopo un po' si rivela inadatto a placarla. Più vicino a lei sono le sue dame di compagnie, le nobili del suo seguito. Anch'esse ruotano come satelliti intorno all'imperatrice, ma sono punti più fermi degli altri.

Vicky Krieps è entrata dentro al personaggio totalmente e in modo più che convincente. Anche le altre interpretazioni nel film sono state valide. L'attore che interpreta Francesco Giuseppe, però, in questi giorni è al centro di una bufera, trovato in possesso di immagini pedopornografiche. I media sono dunque passati dal parlare del successo del film alle polemiche. 

Ho apprezzato regia e sceneggiatura e la colonna sonora del film. Il ritmo è piuttosto lento, ma non pesa, se non verso la fine: la durata complessiva di quasi due ore è un filo eccessiva e, sul finale, si sente, si avverte la sensazione che non arrivi una conclusione. In effetti una conclusione vera manca, perché il periodo trattato è isolato.

Gli incassi, in data odierna, sono sui 2,7 milioni di dollari.

Cosa mi è piaciuto: punto di vista e scrittura molto interessanti, eccellente Vicky Krieps

Cosa non mi è piaciuto: è lungo e, alla fine, pesa

Giudizio: ⭐⭐⭐

mercoledì 18 gennaio 2023

Waiting Academy Awards: Premi di categoria e shortlists

Manca meno di una settimana alle attese nomination ai premi cinematografici più attesi dell'anno e nell'attesa vediamo quali sono le nomination agli altri premi di categoria (i SAGA sono stati trattati a parte) e le shortlist rilasciate a dicembre per una decina di categorie, cioè le "ristrette" decadi-quindicine di titoli da cui saranno estratti (le votazioni sono terminate ieri) i titoli che finiranno nelle cinquine candidate per la votazione finale che avrà luogo tra il 2 e il 7 marzo.


Anche questi premi, come i SAGA, sono spesso anticipatori delle vittorie agli Oscar, considerando che i sindacati di categoria, che assegnano i premi, comprendono tra i loro membri proprio coloro che voteranno nella propria sezione per l'Academy.

Andando in ordine cronologico di cerimonia, apriamo la carrellata con i Make-Up Artists & Hair Stylists Guild Awards, l'11 febbraio:

Miglior trucco contemporaneo
The Batman
Everything Everywhere All At Once
The Menu
Nope
Spirited

Miglior trucco d’epoca o di creazione di un personaggio
Amsterdam
Babylon
Blonde
Elvis
Till

Migliori effetti speciali di make-up
The Batman
Black Panther: Wakanda Forever
Elvis
The Whale

Migliore acconciatura contemporanea
The Batman
Black Panther: Wakanda Forever
Everything Everywhere All at Once
Glass Onion: Knives Out
The Menu

Migliore acconciatura d’epoca o di creazione di un personaggio
Amsterdam
Babylon
Blonde
Elvis
The Woman King

Il 18 febbraio saranno assegnati i Director Guild of America Awards (DGA Awards) e gli Art Director Guild Awards (ADG Awards). Di seguito i candidati per la miglior regia in un film e per le migliori sceneggiature:

Todd Field (Tàr)
Joseph Kosinsky (Top Gun: Maverik)
Daniel Kwan e Daniel Scheinert (Everything Everywhere All at Once)
Martin McDonagh (Gli spiriti dell'isola)
Steven Spielberg (The Fabelmans)

Rispetto alle candidature per i Golden Globes, restano esclusi Baz Luhrmann e James Cameron, mentre Todd Field era stato candidato per la sceneggiatura, ma non per la regia. Sono molto curiosa di sapere se si confermerà vincitore Steven Spielberg, che ho adorato alla regia di The Fabelmans, oppure se ci saranno soprese. Sarà premiato anche il miglior regista esordiente tra Alice Diop (Saint Omer), Audrey Diwan (Happening), John Patton Ford (Emily the Criminal), Antonietta Alamat Kusijanovic (Murina) e Charlotte Wells (Aftersun). Confesso di non aver visto nessuna di queste pellicole.

Migliore Sceneggiatura in un film contemporaneo
Bardo
Bullet Train
Glass Onion: Knives Out
Tàr
Top Gun: Maverick

Migliore Sceneggiatura in un film ambientato nel passato
Babylon
Elvis
White Noise
The Fabelmans
Niente di nuovo sul fronte occidentale

Migliore Sceneggiatura in un film fantasy
Avatar 2
Black Panther 2
The Batman
Everything Everywhere All at Once

Migliore Sceneggiatura in un film d'animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro
Lightyear
Marcel the Shell with shoes on
Il gatto con gli stivali 2
Red

Successivamente, il 25 febbraio, al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills sapremo quali saranno i migliori produttori, anticipando i possibili miglior film nelle rispettive categorie agli Oscar. Queste le candidature dei Producers Guild of America Awards (PGA Awards):
Miglior film
Avatar: La via dell'acqua
Gli spiriti dell'isola
Black Panther: Wakanda Forever
Elvis
Everything Everywhere All at Once
The Fabelmans
Glass Onion: Knives Out
Tàr
Top Gun: Maverick
The whale

Miglior documentario
The Territory
All that breathes
Descendant
Fire of Love
Navalny
Nothing compares
Retrograde

Miglior film d'animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro
Marcel the Shell with shoes on
Minions: Come Gru diventa cattivissimo
Il gatto con gli stivali: l'ultimo desiderio
Red

Sabato 4 marzo è la volta dei Cinema Audio Society Awards (CAS Awards) per il miglior sonoro. Queste le nomination: 
Miglior sonoro in un film
Niente di nuovo sul fronte occidentale
Avatar: The Way of Water
Elvis
The Batman
Top Gun: Maverick

Miglior sonoro in un film d'Animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro
Lightyear
Minions 2
Il gatto con gli stivali 2
Red

Miglior sonoro in un Documentario
Good Night Oppy
Hallelujah: Leonard Cohen, A Journey, A Song
Louis Armstrong’s Black and Blues
Moonage Daydream
The Volcano: Rescue from Whakaari

Il 5 marzo saranno assegnati i Writers Guild of America Awards (WGA Awards)per le sceneggiature originali e non e gli American Cinema Editors (ACE) EDDIE Awards per i migliori montaggi. (Il post sarà aggiornato dopo le nomination del 25 gennaio e del 1° febbraio rispettivamente).

Il 5 marzo è la serata anche della fotografia, ma per gli American Society of Cinematographers Awards (ASC Awards) sono già disponibili le candidature:
Empire of lights
The Batman
Bardo, False Chronicle of a Handful of Truths
Top Gun: Maverick
Elvis

Infine riporto le shortlist già rilasciate il 21 dicembre scorso:

Migliori Trucco e Acconciature
All Quiet on the Western Front
Amsterdam
Babylon
The Batman
Black Panther: Wakanda Forever
Blonde
Crimes of the Future
Elvis
Emancipation
The Whale

Miglior documentario
All That Breathes
All the Beauty and the Bloodshed
Bad Axe
Children of the Mist
Descendant
Fire of Love
Hallelujah: Leonard Cohen, a Journey, a Song
Hidden Letters
A House Made of Splinters
The Janes
Last Flight Home
Moonage Daydream
Navalny
Retrograde
The Territory

Miglior documentario breve
American Justice on Trial: People v. Newton
Anastasia
Angola Do You Hear Us? Voices from a Plantation Prison
As Far as They Can Run
The Elephant Whisperers
The Flagmakers
Happiness Is £4 Million
Haulout
Holding Moses
How Do You Measure a Year?
The Martha Mitchell Effect
Nuisance Bear
Shut Up and Paint
Stranger at the Gate
38 at the Garden

Miglior film straniero
Argentina, Argentina, 1985
Austria, Corsage
Belgium, Close
Cambodia, Return to Seoul
Denmark, Holy Spider
France, Saint Omer
Germany, All Quiet on the Western Front
India, Last Film Show
Ireland, The Quiet Girl
Mexico, Bardo, False Chronicle of a Handful of Truths
Morocco, The Blue Caftan
Pakistan, Joyland
Poland, EO
South Korea, Decision to Leave
Sweden, Cairo Conspiracy

Miglior colonna sonora
All Quiet on the Western Front
Avatar: The Way of Water
Babylon
The Banshees of Inisherin
Black Panther: Wakanda Forever
Devotion
Don’t Worry Darling
Everything Everywhere All at Once
The Fabelmans
Glass Onion: A Knives Out Mystery
Guillermo del Toro’s Pinocchio
Nope
She Said
The Woman King
Women Talking

Miglior canzone originale
Time – Amsterdam
Nothing Is Lost (You Give Me Strength) – Avatar: The Way of Water
Lift Me Up – Black Panther: Wakanda Forever
This Is A Life – Everything Everywhere All at Once
Ciao Papa – Guillermo del Toro’s Pinocchio
Til You’re Home – A Man Called Otto
Naatu Naatu – RRR
My Mind & Me – Selena Gomez: My Mind & Me
Good Afternoon – Spirited
Applause – Tell It like a Woman
Stand Up – Till
Hold My Hand – Top Gun: Maverick
Dust & Ash – The Voice of Dust and Ash
Carolina – Where the Crawdads Sing
New Body Rhumba – White Noise

Miglior cortometraggio d’animazione
Black Slide
The Boy, the Mole, the Fox and the Horse
The Debutante
The Flying Sailor
The Garbage Man
Ice Merchants
It’s Nice in Here
More than I Want to Remember
My Year of Dicks
New Moon
An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It
Passenger
Save Ralph
Sierra
Steakhouse

Miglior cortometraggio
All in Favor
Almost Home
An Irish Goodbye
Ivalu
Le Pupille
The Lone Wolf
Nakam
Night Ride
Plastic Killer
The Red Suitcase
The Right Words
Sideral
The Treatment
Tula
Warsha

Miglior sonoro
All Quiet on the Western Front
Avatar: The Way of Water
Babylon
The Batman
Black Panther: Wakanda Forever
Elvis
Everything Everywhere All at Once
Guillermo del Toro’s Pinocchio
Moonage Daydream
Top Gun: Maverick

Migliori effetti speciali
All Quiet on the Western Front
Avatar: The Way of Water
The Batman
Black Panther: Wakanda Forever
Doctor Strange in the Multiverse of Madness
Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore
Jurassic World Dominion
Nope
Thirteen Lives
Top Gun: Maverick

Ernest e Celestine e l'avventura delle sette note: una fiaba ad acquarelli

 Dieci anni fa, nel dicembre del 2012, uscì per la prima volta al cinema un adattamento (di Daniel Pennac, con la regia dei belgi Stéphane Aubier, Vincent Patar e del francese Benjamin Renner) dei personaggi di Ernest e Celestine, protagonisti delle storie per bambini dell'illustratrice Gabrielle Vincent, le cui tavole sono dipinte ad acquerello e hanno una grazia straordinaria. Il film fu candidato anche agli Oscar del 2014 come miglior film d'animazione, ma vinse Frozen. Successivamente fu realizzata una serie animata di 26 episodi, trasmessa in Francia nel 2017, per la regia di Julien Chheng e Jean-Christophe Roger, che hanno realizzato anche il sequel uscito nelle sale italiane il 22 dicembre scorso, Ernest e Celestine - L'avventura delle 7 note. In questo secondo capitolo della storia tornano al doppiaggio Claudio Bisio e Alba Rohrwacher, di nuovo nei panni dell'orso e della topolina.


La storia prende le mosse dal risveglio dell'orso Ernest, che abita con la sua amica Celestine, dal letargo, ritrovandosi affamato ma senza cibo né soldi per acquistarlo. La topolina Celestine corre dunque a prendere al piano di sopra il violino (un prezioso Stradivorso) di Ernest, affinché possano andare a esibirsi in strada per guadagnare qualcosa. Scendendo, però, inciampa nella pantofola che ha perso Ernest e ruzzola dalle scale, senza farsi male, ma distruggendo il violino. La topina si scusa e domanda se sia possibile ripararlo e un arrabbiatissimo Ernest le risponde che solo nella sua terra di origine, l'Ostrogallia, dove perennemente gli abitanti suonano musica, vive il liutaio che può aggiustarlo, ma che non intende tornarci mai più. "Così è e sempre sarà" le dice l'orso, citando il motto della sua gente, che si riferisce anche alle tradizioni che resistono immutate in Ostrogallia, come quella che vuole che i figli svolgano sempre il lavoro dei genitori. Celestine insiste, ma non gli fa cambiare idea e, mentre l'orso cade in depressione per la perdita dello strumento, la topolina studia il modo per raggiungere l'Ostrogallia da sola e parte di nascosto, portando con sé lo Stradivorso. Quando Ernest se ne accorge, la raggiunge e i due arrivano infine nel paese natale di Ernest, che è molto diverso da come lo ricordava: è infatti diventato proibito suonare qualsiasi nota diversa dal Do e la polizia arresta chiunque infranga la norma. Sconvolto da questa novità, che lo riguarda da più vicino di quanto non sappia, Ernest, insieme a Celestine, si unisce alla resistenza musicale.

La storia è molto simpatica e consente agli autori di rappresentare anche temi piuttosto complessi per un pubblico infantile. L'Ostrogallia che trovano i protagonisti al loro arrivo è infatti dipinta (è il caso di dirlo) come un paese grigio in cui è stata instaurata una dittatura: una legge iniqua, che sottrae una libertà preziosa e, per gli orsi, essenziale (chiara metafora di libertà fondamentali come quella di espressione) e la cui trasgressione è duramente perseguita, giungendo a gettare acqua sugli uccellini che cinguettano; una situazione tanto ostile da essere insorta una resistenza vera e propria, con paladini mascherati e alcove carbonare in cui riunirsi segretamente per fare e ascoltare musica; un'altra libertà, quella di scelta, di autoaffermazione, vittima dalle consuetudini desuete di questo popolo. All'inizio il clima è tanto cupo da avermi quasi trasmesso angoscia, poi per fortuna (considerando il target) si stempera e subentrano dinamiche completamente a sorpresa, ma che ancora stimolano la riflessione nello spettatore. Nel finale il clima si rasserena e tutto finisce bene (e con un tono adeguato a un'opera per l'infanzia).

La storia è molto bella e i disegni sono poesia, anche se l'animazione non è fluidissima. L'Ostrogallia è rappresentata in modo originale, con funivie che vengono usate come tram, cartelli stradali stranissimi e semafori folli.

Cosa mi è piaciuto: storia, disegni

Cosa non mi è piaciuto: senso di angoscia, animazione, un pochino lento in alcuni momenti

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

Nomination agli Screen Actors Guild Awards (SAGA) 2023: i premi del sindacato attori che più di altri anticipano le vittorie agli Oscar

Con i Golden Globes dello scorso 10 gennaio, anzi con le sue nomination il 12 dicembre 2022, è iniziata la più attesa (per me) stagione dell'anno: quella dei maggiori premi cinematografici, la mia stagione Waiting Academy Awards.

Il giorno successivo alla premiazione dei Golden Globes, sono state annunciate le nomination per gli Screen Actors Guild Awards, che si terranno il 24 febbraio al Barker Hangar a Santa Monica. La "gilda", il sindacato, degli attori ogni anno premia le migliori interpretazioni di cast e stunt in film e serie tv. Golden Globes e SAG Awards sono spesso anticipatori dei risultati degli Oscar, soprattutto i SAGA, anche se negli ultimi anni non è stato sempre così: ce la ricordiamo tutti la cerimonia degli Oscar del 2017, vero, quando Denzel Washington digrignava i denti mentre Casey Affleck lo citava nel suo discorso e il cast di La La Land veniva tirato giù dal palco a ringraziamenti già iniziati? Quell'anno il Golden Globes per miglior attore protagonista fu vinto da Affleck (Manchester by the Sea), ma i SAGA, che sono dati per più attendibili, premiarono Washington (Barriere). Per quanto riguarda i due film, ai Golden Globes sia La La Land, sia Moonlight furono premiati come miglior musical e drama rispettivamente. Il SAGA per miglior cast fu vinto da Il diritto di contare e la miglior produzione, decretata dal Producers Guild Award, fu per La La Land, i due premi più significativi per predire il miglior film agli Oscar. La La Land aveva più chances, sembrava, di vincere, oltre al fatto di essere davvero stato chiamato sul palco, ma nella busta giusta il vincitore era Moonlight. Fu un'annata particolare, ma niente è mai scritto fino alla fine e, da quel particolare anno, è sempre più dura capire chi vincerà, anche seguendo tutti i premi.

Analizziamo dunque le candidature per il cinema (sarà comunque divertente vedere come andrà). Se non specificati nel precedente post, indicherò la data di uscita o la piattaforma su cui trovare i film che non erano comparsi nelle nomination dei Golden Globes.


Migliore attore
            
Austin Butler – Elvis
Brendan Fraser – The Whale               
Colin Farrell – The Banshees of Inisherin
Bill Nighy – Living 
Adam Drivere – Hustle

Rispetto alle nomination complessive nelle due categorie (commedia/musical e film drammatico) dei Golden Globes, restano quelle di Butler, Farrell, Nighy e Fraser. Entra nella corsa invece Adam Sandler. Il film per cui è stato candidato è disponibile su Netflix. Ad oggi ho visto solo l'interpretazione di Bill Nighy, che mi è molto piaciuta.

Migliore attrice
Danielle Deadwyler - Till
Michelle Yeoh - Everything Everywhere All at Once
Viola Davis – The Woman King             
Ana de Armas – Blonde
Cate Blanchett – Tár                                                            

Anche in questo caso confermate in lizza quattro attrici: le vincitrici nelle due categorie dei Golden Globes, Cate Blanchett e Michelle Yeoh, Viola Davis e Ana de Armas. Danielle Deadwyler entra nella cinquina candidata per l'interpretazione in Till, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 16 febbraio.
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Migliore attore non protagonista                        
Paul Dano - The Fabelmans                                            
Brendan Gleeson - The Banshees of Inisherin        
Barry Keoghan - The Banshees of Inisherin            
Jonathan Ke Quan - Everything Everywhere All at Once                                    
Eddie Redmayne - The Good Nurse

In questa categoria, di nuovo, rimangono quattro nomi, ma invece di Brad Pitt, viene candidato Paul Dano, che era rimasto escluso dalla cinquina dei Globes.
 
Migliore attrice non protagonista
Kerry Condon - The Banshees of Inisherin
Jamie Lee Curtis - Everything Everywhere All at Once
Stephanie Hsu - Everything Everywhere All at Once
Hong Chau - The Whale
Angela Bassett - Black Panther 2

Nella categoria migliori attrici non protagoniste ci sono ben due ribaltamenti: Carey Mulligan e Dolly de Leon non sono in questa cinquina, mentre entrano Stephanie Hsu e Hong Chau.

Vediamo in fine le nomination per le migliori controfigure e, soprattutto, per il miglior cast, premio che, come abbiamo detto, è stato a volte anticipatorio del premio Oscar al miglior film di quell'anno.

Miglior cast di controfigure
Avatar 2
Black Panther 2
The Batman
Top Gun: Maverick
The Woman King

Miglior cast
Babylon
Everything Everywhere All at Once
The Fabelmans
Gli spiriti dell'isola
Women talking

martedì 17 gennaio 2023

Le otto montagne: la trasposizione del Premio Strega che ha incantato anche all'estero

I registi belgi (compagni nella vita) Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch hanno trasposto, fornendo anche la sceneggiatura, il libro di Paolo Cognetti Le otto montagne, che era uscito nel 2016 ed aveva vinto l'edizione 2017 del Premio Strega. Il film, produzione italo-franco-belga, ha vinto il premio della giuria al Festival di Cannes 2022. Con onestà, devo ammettere che il genere -film drammatico estremamente introspettivo- non rientra nei miei preferiti, ma sentendone dire molto bene ed essendo stato proposto praticamente in tutti i cinema vicino a casa mia, mi sono sentita in obbligo di andare a vederlo anche io e mi sono accorta con grande piacere che la sala, al secondo giorno di proiezione in quello specifico cinema, era abbastanza gremita (molto più del solito comunque e lo dico con una certa cognizione di causa perché è la sala che frequento più spesso, anche se ovviamente non presenzio a tutte le proiezioni). In effetti gli incassi italiani (alla data odierna) superano i 4,5 milioni di euro, battendo per esempio The Fabelmans, che è uscito nella stessa data, ma anche Tre di troppo e Megan.


Premesso che non ho ancora letto il libro, la trama deriva dunque direttamente dalla visione e non so se ci sono significative differenze rispetto all'originale. La storia è quella di un'amicizia nata tra due bambini sulle montagne di Grana (che presumo sia in Val d'Aosta, dove è stato girato il film), dove la famiglia di Pietro, il protagonista, si reca ogni estate perché il padre, ingegnere alla Fiat, è appassionato di scalate, in cui si fa accompagnare anche dal figlio. Nel paesino dove alloggiano Pietro conosce e stringe amicizia con Bruno, che vive con gli zii e al cui destino i genitori di Pietro si interessano perché né il padre muratore, spesso assente, né gli zii sembrano volergli fornire un'istruzione e, anzi, vogliono avviarlo al mondo del lavoro. Durante le estati della sua infanzia, Pietro apprende dal padre e dall'amico l'amore per la montagna, ma i due ragazzi saranno allontanati dalla propria condizione sociale. Il legame di Pietro con Bruno e con la montagna si cementerà quando riceverà molti anni dopo il lascito di una (quasi) casa sui monti dell'infanzia.

La storia è molto bella e, coprendo un arco narrativo decennale, riesce ad affrontare molti temi, non solo legati all'amicizia, anche se questa, il rapporto con un luogo a cui si sente di appartenere, la ricerca del proprio posto nel mondo sono i fili conduttori del racconto. La passione per la storia e per gli straordinari paesaggi che le fanno da sfondo (ripresi con ogni condizione meteo, conferendo molto realismo) sono stati rappresentati con grande cura: pare che i registi siano stati così conquistati dal romanzo di Cognetti, che abbiano imparato l'italiano per poterlo trasporre e che scrivere questa sceneggiatura assieme abbia salvato la relazione dei due registi. Di sicuro hanno trasmesso anche a me la voglia di leggermi il libro.

Sono stata un po' meno soddisfatta dalla trasposizione in sé. Per me la distribuzione degli eventi dell'arco narrativo non è stata calibrata benissimo, non per il ritmo, che non è nemmeno eccessivamente lento, poiché il film è veramente denso di contenuti. La lunghezza (2 ore e mezza), che è comprensibile per la mole di vicende da narrare, si sente tutta e stanca già dopo la ripresa dall'intervallo. In buona sostanza, non si vede la fine del film. I registi si sono presi molto tempo per raccontare l'infanzia dei ragazzi e il loro riavvicinamento da adulti, troppo tempo. Quando termina la prima parte del film, è già successo così tanto che lo spettatore (io) è convinto manchi poco alla chiusura, invece ci sono ancora molti sviluppi da raccontare e il film sembra non finire mai. Il mio parere è che dovesse essere snellita la prima parte, accorciando la durata complessiva e bilanciando i tempi delle tre fasi della vita dei protagonisti: risultano molto dilatate le prime due parti, meno dense di avvenimenti, a discapito dell'ultima, molto più concitata, in cui invece si succedono rapidamente notizie e cambiamenti. Inoltre alcune scene le ho trovate superflue e non funzionali.

Questo e il sonoro più disturbante di cui abbia memoria sono le uniche pecche del film, che compensa con l'evidente passione che ha animato troupe e cast. La fotografia è discreta, ma soprattutto all''inizio è fissa, anche se è sicuramente un effetto voluto, come il formato quadrato. Alcune canzoni della colonna sonora sono molto belle. La recitazione dei protagonisti è stata molto sentita e mi è piaciuto molto Alessandro Borghi, che non avevo mai visto alla prova. Ha colpito anche il suo accento valdostano, che immagino sia stata una sfida, date le origini romane dell'attore, e pare abbia imparato a mungere le mucche prendendo lezioni in un alpeggio vero.

Cosa mi è piaciuto: recitazione, storia

Cosa non mi è piaciuto: regia

Giudizio: ⭐⭐⭐