martedì 13 ottobre 2026

Lo sapevamo già ma fa ancora male sentirlo: NAZA

 Che cos'è un NAZA chiede l'intervistatore, il giornalista e co-regista del progetto, Yuval Abraham, all'inizio del documentario omonimo.

I NAZA sono le "vittime collaterali", il modo in cui l'esercito israeliano chiama i civili uccisi nelle missioni di fuoco.


NAZA
(Premio speciale della Giuria a Venezia) è il nuovo documentario del duo israeliano Abraham-Rachel Szor, che nel 2025 avevano già vinto ogni premio internazionale di categoria con No Other Land (insieme all'attivista e giornalista palestinese Basel Adra).

In questo progetto Abraham intervista sui tetti di Tel Aviv alcuni membri (o ex) dell'intelligence israeliana: progettisti, ingegneri, corpi speciali, soldati sul campo e a distanza (droni, missili, etc...), spie. Tutti quanti, in anonimo e col volto di profilo o in ombra e modificato (alternati a scene prese dai palazzi adiacenti con vite quotidiane e tranquille e immagini di repertorio), testimoniano la stessa cosa, qualcosa che sapevamo già, un'accusa che stiamo formulando dall'inizio del conflitto mediorientale, ma che trova sempre un respingimento dal fronte di Israele.

Stavolta, invece, è proprio questa parte in causa, quella che rifiuta l'addebito di una tale ignominia, che testimonia: l'annientamento di chiunque viva nella Striscia di Gaza è un piano ben preciso e studiato.

Che sia per prendere un membro di Hamas quando si trova in casa sua (spiando le conversazioni telefoniche dei figli per sapere quando rientra) o per distruggere, quartiere per quartiere, edificio per edificio, l'intero territorio del nord di Gaza per spingere gli abitanti ad andare a sud, droni e intelligenza artificiale sono al servizio dell'obiettivo. Non conta quanti NAZA ci rimettono, anzi. Gaza va distrutta ed è completamente indifferente se a morire è un membro dell'organizzazione nemica o dieci innocenti, donne e bambini compresi.

La tecnologia all'avanguardia permette ai soldati israeliani di fare tutto: vedere ogni abitazione, seguire ogni conversazione, ogni chat, conoscere quante persone abitano in ciascun appartamento e stimare a priori il numero di civili che morirà bombardando quell'obiettivo. Sembra un videogioco, commenta uno dei soldati, solo che è la vita di qualcuno, di un nemico, secondo l'indottrinamento a cui sono sottoposti. Li eliminiamo perché non ci colpiscano, tuttavia, rapidamente diventa un "non lo sappiamo perché, obbediamo soltanto agli ordini".

Vi ricorda niente?

Forse la stessa prospettiva ribaltata? Quella banalità del Male che avevamo conosciuto sui banchi di scuola rivolta agli ebrei dai nazisti? Quel cieco obbedire sotto una propaganda che ti spiega perché l'altro è cattivo e in fondo non stai che compiendo il tuo dovere? Quell'uccidere visto da lontano, un'azione disumanizzata, un bieco compito, persino divertente perché c'è l'adrenalina della missione?

Il giornalista israeliano che intervista i soldati resta il più possibile impassibile: bastano da sole le parole aberranti e leggere della maggior parte degli intervistati a pietrificarci.

L'intera sala ieri sera ha abbandonato il cinema in silenzio. Soli 80 minuti, ma sufficienti a farti dire "basta, basta, non voglio vedere altro". Eravamo sconvolti da quello che avevamo sentito? Dalle immagini finali? Ci stavamo chiedendo come sia possibile che tutto si ripeta di nuovo, immutato, o come si faccia a trasformarsi in bestie senza coscienza e pietà (come si chiedeva in Vietnam 60 anni fa Oriana Fallaci)?

Non saprei a cosa stava pensando ciascuna delle persone che ha lasciato la sala con me, ma vi invito ad andare al cinema (dovrebbe essere ancora disponibile perché il grande successo che sta avendo lo ha riportato in sala dopo i tre giorni inizialmente previsti per il rilascio a fine settembre) e a fare le vostre riflessioni in merito.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

Prendete ispirazione da Coyote vs ACME: non vi arrendete mai

Siete troppo vecchi per aver visto i cortometraggi dei Looney Tunes o ve li ricordate ancora?

Se, come tanti di noi, avete fatto il tifo perché Will Coyote acchiappasse prima o poi il pennuto Beep Beep, allora lo sosterrete anche nella sua nuova missione impossibile in Coyote vs ACME di Dave Green.


Willy Coyote punta a un obiettivo ancora più ambizioso del solito: vincere una causa civile contro la ACME, multinazionale produttrice di armi e gadget per cartoni e umani. Anni e anni passati a pianificare come catturare la sua nemesi, usando in tutti i suoi piani i prodotti di questa azienda, tutti difettosi, finché Willy scopre un avvocato che può trovare il modo di fargli avere dei risarcimenti e nasce nella sua mente un piano. Kevin Avery (Will Forte) tuttavia non è un avvocato di carattere, né gode di fiducia in sé o di buoni introiti, ma ha delle abilità che non si rende neanche conto di possedere e nel suo studio ha una nipote stagista molto più determinata e con le idee chiare, Paige (Lana Condor).

Scontrarsi con la ACME, il suo direttore Foghorn Leghorn e il suo team legale capitanato da Buddy Crane (John Cena), con cui Avery ha dei trascorsi, sarebbe già abbastanza difficile; a questa impresa si aggiunge anche un'indagine, condotta anche grazie all'aiuto di altri personaggi dei Looney Tunes, su cosa davvero sta complottando la ACME a danno dei cartoni animati: un mezzo thriller insomma.

Riguardo alle comparsate dei personaggi (ci sono Duffy Duck, Titti e Silvestro, la Nonna, Taz, Bugs Bunny, Porky Pig, Taddeo...) ce n'è una che mi ha resa particolarmente contenta: quella di Peter Lorre (per inciso quando la Nonna offre un tè a uno dei personaggi non ho potuto non pensare ad Arsenico e vecchi merletti, poi magari non è neanche un easter egg volontario). E per quanto riguarda Beep Beep, personaggio che ai più è sempre stato poco simpatico, probabilmente per il ruolo così ripetitivo e distaccato, meno capace di suscitare empatia rispetto al suo antagonista, in questo film ha il suo momento di approfondimento più profondo e tenero di cui abbia goduto nella sua storia.

Il film ha rischiato di non uscire con grande dispiacere dei fan. Will Coyote è uno dei personaggi più apprezzato dei Looney Tunes, probabilmente come Silvestro (o Tom, anche se non è la casa giusta di produzione): sono personaggi che "le prendono" in tutti i modi. Willy precipita da burroni, si prende incudini sulla testa, si fa sempre malissimo e lo spettatore desidera vedere come ci proverà ancora la volta successiva, perché sa che non si arrende. Questo spirito combattivo (barcollo ma non mollo, mi spezzi ma non mi pieghi) è il motivo per cui amiamo questi personaggi, resilienti, un po' folli, cattivi solo nelle intenzioni, così sfortunati da farci tenerezza. Questo film, in armonia con il carattere del suo protagonista, non si è arreso quando Warner Bros. aveva deciso di non farlo più uscire al cinema (sebbene già pronto) e di trovare un acquirente. Ketchup Entertainment, per fortuna, lo ha acquistato e distribuito, così dal 2 settembre è al cinema.

L'anima di Willy è anche uno dei messaggi del film, accanto al tema della multinazionale cattiva e troppo potente per fermarla: succeda quel che succeda, ci riprovo la prossima volta, una spolverata per togliere il fallimento di dosso e via, si riparte, con impegno nuovo e intatto, non importa quello che non è andato prima, c'è ancora un domani, un'altra possibilità, perché domani andrà bene: una filosofia molto sana.

Com'è il film? 

La storia è deliziosa, il personaggio protagonista e il suo messaggio ancora di più; il film scorre abbastanza (dura un'ora e 40, io gli avrei tolto altri dieci minuti perché a un certo punto qualche dinamica si ripete anche troppo, forse al solo scopo di aumentare il minutaggio).

Non ha una regia o delle animazioni memorabili; credo che la parola giusta per definirlo, alla fine, sia: tenero. È leggero ma con momenti di riflessione su temi importanti, pur non approfonditi; non è il luogo e manca il tempo per parlarne davvero, per una disamina e una critica solida (è pur sempre il prodotto di una multinazionale, quanto potrà analizzare il problema stesso della propria natura?). 

Giudizio: Insomma, dategli una possibilità perché è davvero carino. ⭐⭐⭐