Amélie Nothomb è una scrittrice belga di cui avevo letto ogni tanto nel Bookstagram, ma la trama dei suoi libri non mi aveva mai incuriosita abbastanza da spingermi a prenderne uno.
Non sapevo che il film d'animazione uscito in Italia col nome La Piccola Amélie fosse tratto dal suo romanzo La metafisica dei tubi finché non ho visto in sala il titolo originale del film, Amélie et la Métaphysique des Tubes, all'inizio della proiezione.
In effetti, come sempre, non sapevo cosa stavo andando a guardare. Non avevo visto trailer, ma avevo intravisto qualche immagine sui social, accompagnata da quel genere di frasi sdolcinate che di solito non mi spingono a vedere proprio un bel niente, ma soprattutto (unico motivo per cui stavo andando a cercarlo in una sala di Palermo) sapevo che era candidato come lungometraggio d'animazione ai Golden Globes 2026.
La storia racconta i primissimi anni della vita di Amélie ed è, immagino, autobiografico o parzialmente autobiografico.
La bambina del film nasce in Giappone (dove il padre è console per il Belgio) e trascorre i primi due anni di vita in uno stato "vegetale", senza contatti con il mondo, nemmeno con la famiglia, finché non giunge un terremoto. Sentiamo il racconto con la sua voce, che ci spiega che la sua è la genesi di Dio (perfetta sintesi del punto di vista di un bambino). A quel punto Amélie si "risveglia" e prende contatti con la realtà, sebbene in un modo animalesco e aggressivo, fino a che nel quadro familiare, composto dai genitori e dal fratello e la sorella maggiori, non giungono due figure nuove: la nonna (da parte di padre) e la collaboratrice domestica, Nishio-san. A poco a poco si struttura la vita e la personalità di una bambina molto speciale, ma che dovrà fare i conti con alcune perdite e difficoltà nel suo mondo emotivo. Il rapporto che struttura con gli altri membri della famiglia, in particolare con la nonna, ma soprattutto con Nishio-san, è il focus della storia.
Amélie et la Métaphysique des Tubes è un film più complesso di quello che sembra dai colori sgargianti, saturi e quasi improbabili dei disegni, dal loro richiamare un anime, dal target apparentemente infantile. Il pubblico della sala in cui mi trovavo era misto, fatto di famiglie con bambini piccoli e adulti; alla fine della proiezione i bambini si erano divertiti, avevano riso per gli elementi giocosi e buffi che un film con protagonista una bambina porta, ma noi adulti eravamo in lacrime. Il testo del film si presta a più livelli di lettura, alcuni da far sedimentare prima di capire del tutto il loro messaggio.
Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

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