Il film che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes quest'anno è Un semplice incidente, scritto, diretto e prodotto da Jafar Panahi, regista iraniano diventato famoso per Taxi Teheran, ma soprattutto per la sua storia nel paese. L'unico film che avevo visto in precedenza del regista e che avevo molto apprezzato è Gli orsi non esistono.
Panahi è un dissidente del governo iraniano, che non concordava con i temi del regista neanche quando gli veniva riconosciuto il permesso di girarli, e dal 2010 entra ed esce dal carcere. Tutti i suoi film dal 2011 non hanno il permesso ufficiale governativo, compreso Un semplice incidente. Quando nel 2022 Gli orsi non esistono usciva nelle sale cinematografiche e veniva promosso a Venezia, Panahi era in carcere e sul red carpet il mondo del cinema chiedeva a gran voce il suo rilascio.
Scarcerato nel 2023, il Tribunale rivoluzionario aveva fatto decadere i divieti di realizzare film e di uscire dal Paese, tanto che per la prima volta da quindici anni aveva potuto partecipare al Festival di Cannes, ma è di pochi giorni fa la notizia che, mentre era a New York a ritirare il Best International Feature ai Gotham Awards, Panahi veniva di nuovo condannato, in absentia, a un anno di carcere e un nuovo divieto di lasciare l'Iran.
Rispetto a Gli orsi non esistono, la storia che si sviluppa in Un semplice incidente è molto più forte, molto più difficile, anche da raccontare. E, rispetto alla pellicola del 2022 o ad altri film del regista, non compare il regista, quasi a voler rendere più universale una storia, che, in parte, in realtà parla proprio di lui.
Tutto inizia proprio con un semplice incidente. Pianosequenza, una famiglia in auto, il padre guidando nella notte non vede un ostacolo, che dà origine a un piccolissimo intoppo, le cui conseguenze sono però imprevedibili: la fermata a un meccanico di strada e un piccolo mistero che intriga lo spettatore, ma che si risolve poco dopo. Il protagonista, Vahid, dall'interno dell'officina ha riconosciuto il passo zoppicante e la voce dell'uomo che lo ha picchiato e torturato in carcere. Riesce a rapirlo, allo scopo di vendicarsi, ma proprio al momento della resa dei conti, esita. Non è sicuro che quell'uomo sia il suo aguzzino. Parte allora un'avventura molto particolare, tra tragedia e paradosso. Vahid, un po' guidato, un po' per caso, si mette alla ricerca di altri ex prigionieri che possano aiutarlo a confermare l'identità del prigioniero: una fotografa, la sposa di cui stava tenendo il servizio fotografico, un operaio. Le loro vite sono di nuovo messe a soqquadro dalla comparsa di questo imprevisto, di nuovo faccia a faccia col doloroso ricordo di quanto subito nel periodo in cui erano stati incarcerati per essersi opposti al regime, anche solo con uno sciopero. Un problema è che per tutta la durata della detenzione erano stati bendati e dunque possono appigliarsi solo agli altri sensi, tatto, odorato, udito, per stabilirne l'identità. Un secondo e più sostanziale problema è cosa fare una volta deciso se quello è proprio Eghbal: vendicarsi per tutto il male subito e così rispondere a offesa con offesa, abbassandosi al loro stesso livello di violenza e di indifferenza per la vita?
Il finale del film è piuttosto forte e perfetto, con la costruzione dell'ultima scena in crescendo. Non è un finale del tutto definito e non è un finale felice, ma traccia una linea di confine fra chi appartiene al regime e chi no.
Rispetto a Gli orsi non esistono, che probabilmente è più sofisticato nella scrittura, Un semplice incidente è piuttosto lineare nella struttura della storia e caratterizzato da inquadrature lunghe e insistite e qualche piano sequenza. Il valore principale del film, però, non è nell'aver saputo creare un ottimo livello di cinema con scarso budget, ma sta soprattutto nel racconto delle storie degli ex prigionieri, piccolo catalogo, probabilmente edulcorato, delle brutture a cui ogni giorno il regime sottopone tutti coloro che gli si oppongono e nella riflessione che il semplice incidente ci porta: le conseguenze nell'anima di chi subisce torture e orrori e tuttavia cerca di vincere la guerra contro coloro che desiderano disumanizzarli.
Il film è stato candidato al Golden Globes sia come film drammatico che come film in lingua straniera, ma anche per la regia e la sceneggiatura di Panahi.
Giudizio: ⭐⭐⭐
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